Ospedali bresciani, le pagelle sono buone

Il Ministero della Salute ha pubblicato gli esiti di una complessa analisi sull'efficienza di 1475 realtà. Balduzzi: "Improprie le classifiche sui ricoveri".

(red.) Il Ministero della Salute ha, per la prima volta,  indicato, attraverso un lungo e laborioso lavoro di analisi dei dati da parte dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas),  informazioni sulla qualità di 1475 strutture sanitarie italiane.
Uno strumento utile ed importante anche per indirizzare i malati negli ospedali che meglio operano e nei quali l’incidenza di mortalità o comunque di rischio è minore.
La “pagella” delle strutture sanitarie bresciane è buona e conferma il livello delle prestazioni offerte sul territorio.
Tra gli ospedali “più virtuosi” la Fondazione Poliambulanza (numero di presenze tra i migliori per patologia, struttura provata no profit), ma anche il Civile (struttura pubblica), la clinica San Rocco di Ome, la Città di Brescia (strutture provato profit).
L’analisi si basa su 32 indicatori riferiti ad altrettante prestazioni considerate importanti dal punto di vista dei risultati. Il Programma fornisce anche i dati sull’ospedalizzazione di ulteriori 13 indici, il cui valore però è solo ai fini della programmazione locale e serve come verifica della capacità dell’assistenza sul territorio di non gravare sull’ospedale. Quarantacinque in tutto, quindi i criteri su cui si basa la valutazione.
Tra gli indici presi in esame il cosiddetto “fattore P” che deve essere minore o uguale a 0,05 (ovvero il 5%) e misura il rischio relativo di errore di un risultato che è considerato nullo o irrilevante quando il fattore non supera il dato valore (quando cioè può essere considerato statisticamente rilevante).
Tra gli indici presi in considerazione la mortalità a breve termine, riammissioni a breve termine, ospedalizzazioni per specifiche condizioni, procedure chirurgiche, complicanze a breve termine dopo specifici interventi, tempi di attesa.
Agenas ha utilizzato il metodo della standardizzazione diretta che permette il confronto dell’esito di ciascuna struttura/area di residenza sia con una popolazione di riferimento che con tutte le altre strutture/aree in esame. Non tutti i dati, quindi, è l’avvertenza, potrebbero essere corretti, “vuoi per errore di codifica o di procedure mal eseguite”.
Prendendo dunque con le dovute cautele questa pseudo-classifica che si basa sui risultati di prestazioni e ricoveri ospedalieri nel 2010 censiti sulla base delle schede di dimissione ospedaliera e sulla quale lo stesso ministro della Salute Renato Balduzzi ha voluto precisare che è “improprio fare classifiche sui ricoveri”, ma che pure i dati possono essere utili a fini regionali per meglio valutare la programmazione dei servizi, per quanto riguarda alcune specifiche patologie come l’infarto miocardico, il cui indice medio di mortalità a 30 giorni è pari a 10,95%, alla Poliambulanza scende invece a 9,50%, alla clinica San Rocco è al 10,10% e agli Spedali Civili al 10,67%. Tre valori, dunque, inferiori al dato medio nazionale.
Nel caso dell’ictus, poi, sempre secondo l’indice di mortalità a 30 giorni, il dato medio nazionale è di 9,94%, mentre al Civile è di 5,71% mentre alla Città di Brescia è del 19,94%.
Guardando ad un’altra voce importante, quella che riguarda la proporzione del parto cesareo primario, se la media italiana si attesta sul 28,34%, alla Poliambulanza questo scende al 19,41%, al Civile è invece di 23,78% e alla Città di Brescia del 48,31%.
I tempi di attesa medi per l’intervento chirurgico in caso di frattura del collo del femore sono 5 a livello nazionale, due alla Poliambulanza, 4 alla Città di Brescia e 6 all’Ospedale Civile.

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