Carlo Nordio a Brescia per il referendum, la sindaca: «Nessun coinvolgimento dell’amministrazione»

Il ministro si è recato all'auditorium Santa Giulia per spiegare alla cittadinanza bresciana le ragioni del sì. La prima cittadina ha parlato di un'occasione mancata per discutere del futuro del carcere Canton Mombello. Castelletti ha anche criticato la Fondazione Brescia Musei per aver ospitato l'incontro.

Brescia. Lunedì 9 marzo il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è recato all’auditorium di Santa Giulia per un’iniziativa – l’unica in Lombardia – che aveva l’obiettivo di spiegare la riforma costituzionale da lui proposta. Il ministro, dopo aver sostenuto che in caso di vittoria del no il governo resterà in piedi, ha ribadito che l’obiettivo della riforma è ridurre il potere delle correnti che governano l’Associazione nazionale magistrati.
Nordio ha anche colto l’occasione per rispondere a una delle critiche al referendum, ovvero che esso non risponda ai principali problemi della giustizia italiana, in primis la lunghezza dei processi. Il ministro ha dichiarato che «una giustizia prima di essere rapida deve essere giusta».
La sindaca Laura Castelletti, che non era presente all’iniziativa, ha dichiarato che la visita «è avvenuta senza alcuna informazione o coinvolgimento dell’Amministrazione comunale.»
La prima cittadina ha parlato di «un’occasione mancata, perché se ci fosse stata la volontà di dialogare con la città, il ministro avrebbe trovato sul tavolo una questione concreta e urgente: il futuro del carcere di Canton Mombello».
«Da anni – continua Castelletti – attendo risposte chiare su questo tema, senza ottenerne alcuna. Ho scritto al ministro Nordio e al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini chiedendo formalmente l’apertura di un tavolo di lavoro che includesse anche il Comune. Nonostante le sollecitazioni, nessuno ha ritenuto necessario aprire un’interlocuzione, un silenzio che non è più accettabile.
«C’è poi una questione che riguarda il rispetto dei luoghi e dei simboli della città. L’iniziativa si è svolta nell’auditorium di Santa Giulia, uno spazio che non ha mai ospitato appuntamenti di partito.
Brescia Musei, concedendolo, ha fatto un errore di valutazione sostanziale, che non deve ripetersi, indipendentemente dal colore politico dei richiedenti, perché i musei sono luoghi della cultura e della comunità e non possono essere messi a disposizione di iniziative di parte».
«Infine – conclude la sindaca – apprendo che al ministro è stata consegnata una Vittoria Alata, simbolo identitario della città. L’utilizzo di quell’immagine è tutelato e regolato da fondazione Brescia Musei, che ha una convenzione con il Comune, ma in questo caso non è stata presentata alcuna richiesta, né rilasciata alcuna autorizzazione. I simboli della città non sono nella disponibilità di chiunque e non possono essere usati liberamente o piegati a esigenze di partito. Sono patrimonio della collettività e come tali vanno rispettati, anche nelle forme e nelle modalità del loro utilizzo».
«Brescia merita attenzione e risposte, è questo l’atteggiamento che ci aspettiamo da chi ricopre responsabilità di governo. Oggi non è avvenuto, ma rinnoviamo il nostro invito al ministro, affinché venga ad ascoltare la voce della città sul futuro del carcere».

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.