Soderbegh e la cura con “Effetti collaterali”

Nella pellicola del regista di "Traffic" e della saga di "Ocean's", l'ambiguità del rapporto vittima-carnefice tra paziente e dottore in una trama che sorprende.

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(red.) il film scelto questa settimana da qui Brescia.it per la rensione è “Effetti  collaterali”di Steven Soderbegh; voto: **e mezzo
di  Daniel Gallizioli

Dopo un felice periodo fatto soprattutto  di denaro e prestigio sociale, l’ inaspettato arresto di Martin (Channing Tatum), getta Emily (Rooney Mara), la sua ragazza,  in un profondo sconforto personale. La tanto attesa libertà del compagno  tuttavia non cambierà la situazione, anzi, la ragazza, pur cercando di aiutarsi  con psicofarmaci e pillole, non riesce a reagire ed entra in un vortice fatto di ansie , paure, insicurezze e depressione. Il culmine arriverà con un tentativo di suicidio fallito ma che la porterà alla conoscenza del dott. Banks (Jude Law), un preparato e ambizioso psichiatra che deciderà di seguirla ed aiutarla.
Le varie cure prescrittegli  portano la donna ad una  continua instabilità psicofisica, fino a quando, anche grazie alle sue pressioni, il medico le farà provare l’ Ablixia. Questo farmaco, appena messo  in commercio,  dona a Emily grande energia ed autostima.  Anche la relazione con il fidanzato migliora, tuttavia alcuni effetti collaterali cominciano a diventare sempre più prevaricanti , fino a quando, in preda ad un’ incoscienza apparente, la donna accoltellerà mortalmente Martin al suo ritorno a casa, in preda ad una sorta di sonnambulismo omicida.  La notizia fa ben presto il giro della città e degli addetti ai lavori,  colleghi del dott.  Banks. Il caso è piuttosto grave: un farmaco prescritto da uno psichiatra ha reso una donna instabile e vulnerabile un’ assassina e causato un omicidio. Il processo ha inizio e la brillante carriera del medico comincia ad incrinarsi e molti cominciano a voltargli le spalle. Anche lo psichiatra  è in preda ad un disagio e ad un forte senso di colpa, fino a quando  comincia a sospettare della ragazza e ad indagare su un suo ardito e complesso piano, volto a cucire un’ inattaccabile  messa in scena per coprire un enorme progetto di insider trading, una truffa in borsa, che avrebbe reso ricchissima  la giovane Emily e la sua ex psichiatra, la dott.sa  Siebert (Zeta-Jones).
Ampio e articolato, l’ ultimo film diretto da Steven
Soderbergh si mostra in piena linea con lo stile accattivante e originale del regista. Una tecnica ben riconoscibile e  di forte impatto scenico che tende a raccontare ed indagare drammi esistenziali e personali che nascondono riflessioni sociali più ampie e generali. Il tutto, raccontando una storia apparentemente semplice , che però nasconde una cornice intricatissima e movimentata, di gran fascino se pur scarso realismo. Una regia dinamica e condito da una buona dose di tensione espressiva e sceneggiativa che spesso naufraga in palpabile tensione cinematografica che in più di un’ occasione spaventa lo spettatore, avvolto in una miscela di imprevedibilità e insicurezza. E l’ esordio della pellicola infatti si mostra proprio in questo modo:  ansioso e inaspettato, inquieto e insicuro, ponendo al centro del quadro sempre la protagonista che vive su di sé tutta quell’ inquietudine espressiva che esalta il film nei primi 20′, rendendolo senza dubbio di grande livello estetico. L’ asticella tuttavia si mantiene alta fino allo snodo, fino all’ inizio del nucleo  narrativo,  che non osserva più con occhio feroce e inquieto la protagonista ma si concentra  sullo psichiatra,  che indaga sulle azione della giovane e sui suoi reali piani. Questa focalizzazione  porta il film a svoltare drasticamente, a cambiare strada e direzione.
Infatti, da un sentiero oscuro e spaventoso ma eccezionalmente  intrigante si passa ad una via illuminata e verticale, dove in lontananza si può scorgere l’ arrivo. La pellicola infatti diviene prevedibile e scontata, mantenendo pur sempre una consapevole tensione ma molto più diluita che nella parte iniziale e uno sviluppo sceneggiativo che mira a chiarificare tutto e troppo. E parallelamente, in modo anche in parte forzato,  a reintegrare la figura dello psichiatra , che riesce a ribaltare la situazione  e riottenere un’ emancipazione insperata. Un rapporto vittima carnefice, quello fra i due protagonisti, molto  affascinante,  che cambia varie volte come in una danza di tensione e furbizia, una battaglia serrata di intelligenza e acume  che, col passare dei minuti, decreta un vincitore scontato e quasi supereroico. Il disordine (estremamente più espressivo) della parte iniziale , lascia poco alla volta spazio a un riordinamento evenemenziale , fatto di flashback e analessi, colpi di scena e chiarificazioni, come nel più classico stile di  Soderbergh.
Caratteristiche tipiche dell ‘ ottimo “Traffic” del 2000 e di  tutta la “saga” degli “Ocean’s…” che in molte sequenze ricordano il medesimo approccio tecnico.
Da rilevare tuttavia una riscoperta eleganza espressiva da parte del regista che in molte occasioni arricchisce  intere sequenze del film   grazie ad un uso fantastico della macchina da presa, equilibrato ed essenziale ma elegantissimo,  che esalta una buonissima fotografia ed un impianto profilmico curatissimo e  bilanciato nel migliore dei modi.  La colonna sonora e le musiche di Thomas Newman sono semplici  e infantili all’ apparenza ma terribilmente inquietanti  per la loro ripetitività e gli attori offrono un’ ottima performance, in particolar modo nella figura dell’ ormai consumato e consapevolissimo Jud Law che si rivela sempre una sicurezza, forse senza grandi exploit  ma comunque con un livello medio molto alto. Stupenda anche  l’ interpretazione di  Ronney Mara , attrice non particolarmente conosciuta ma bravissima, che nel ruolo della protagonista è veramente perfetta.

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