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“Buongiorno papà” e il mestiere di padre

Secondo film sul grande schermo per l' esordiente Edoardo Leo che porta in scena un brillante ma superficiale Raoul Bova alle prese con una partenità inaspettata.

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(red.) Il film scelto da quibrescia.it per la recensione settimanale è la commedia italiana “Buongiorno Papà” di Edoardo Leo; voto: **

di Daniel Gallizioli

Loft brillante e spyder, cura maniacale dell’ estetica e modi da casanova consumato, Andrea (Raoul Bova) è uno splendido quarantenne,  affascinante e affermato.
Stella  di un’ agenzia di Product Placement, che si occupa  soprattutto  di pubblicità da inserire in alcune pellicole per sostenerne i costi di produzione, il borioso immaturo pare sulla cresta dell’ onda e sfrutta la sua posizione soprattutto per sedurre giovani ingenue  con la smanie di diventare veline.  Osservatore sensibile della sua vita è Paolo (Edoardo Leo), suo amico , coinquilino e compagno di serate ma molto più umile e modesto,suo completo alter ego, in cerca continua di lavoro e col desiderio di occuparsi di  bambini. Tutto procede a leve spiegate per il baldanzoso Andrea , fra discoteche,  donne e lavoro,  fino a quando una mattina si presenta a casa sua,  senza nessun preavviso,  una curiosa ragazzina di nome Layla (Rosabell Laurenti) che, brandendo il diario segreto della madre, sostiene di essere sua figlia.
La madre è morta poco tempo prima e lei, accompagnata dal singolare rockettaro  Enzo (Giallini), suo nonno, ha deciso di conoscere dopo molti anni il padre. L’ incredulità iniziale dello stupefatto Andrea è totale e infatti  lo porta da subito a  rifiutare in tutti i modi la possibilità di una paternità tanto inaspettata quanto indesiderata.  Tuttavia la prova del DNA parla chiaro ed è per questo che l’ agente decide di ospitare casa sua  la figlia e il suocero fino a quando il camper su cui i due vivono non verrà rimesso in sesto. Layla   rivoluzionerà la vita del padre  e anche grazie al lavoro dentro e fuori da scuola della professoressa di ed. fisica della ragazza,  Lorenza (Nicole Grimaudo) , egli scoprirà  quell’ affetto famigliare  inizialmente sgradito  e quell’ Amore che fino a poco prima era stato semplice e mero consumo.
Secondo film proiettato al Cinema per l’ esordiente Edoardo Leo  che,  dopo una carriera decennale da attore per lo più di TV,  si tuffa a piè pari nel Cinema con un ruolo di principale importanza in regia e sulla scena,  come personaggio di spalla ma decisivo per l’ economia  sceneggiativa del film. A livello recitativo infatti è il migliore insieme a Giallini nel ruolo comico, che distende in più occasioni una narrazione a tratti ripetitiva e dà dinamismo a tutta la storia,  in modo demenziale più che comico ma comunque molto divertente. La regia è ben gestita con una divisione ampia di scene non sempre sostenute da delle sequenze ordinate e regolari. La comprensione tuttavia non è mai in discussione anche grazie ad una sceneggiatura semplice e lineare che mischia la commedia romantica con il racconto  di formazione, pur  risentendo  a tratti di limiti espressivi tipici della commedia italiana moderna, sia recitativi che narrativi. La malasorte di Andrea infatti alla lunga è sempre meno credibile ,  improbabile e non aiuta la corsa verso l’ atteso  happy end, che infatti pare troppo veloce  e fulmineo. I facili sentimenti inoltre,  che troppo spesso nascono e  si interrompono  in diverse fasi della storia,  risentono troppo l’ influenza della soap e delle serie TV.  In questa direzione, la presenza di Bova non aiuta , sebbene in alcuni scene comiche sia totalmente a suo agio.
Buone alcune intuizioni espressive ed alcuni movimenti di macchina che inaspettatamente impreziosiscono alcune scene,  come la corsa del protagonista (nella sequenza della gita)  verso la telecamera in posizione di visione attraverso (nei confronti della figlia),  passando ad una neutra quando il padre la raggiunge. Interessante  ma macchinoso l’ utilizzo di alcune citazione  cinematografiche accennate da  Kubrick a Antonioni (Blow-Up). E buono il tentativo che rimane però smorzato di esprimere un giudizio meta cinematografico e critico su alcune tendenze di marketing  che caratterizzano il nostro Cinema, mistificandone l’ elemento artistico, evidenziato attraverso il lavoro del protagonista.
Malgrado alcuni limiti, “Buongiorno papà” si dimostra comunque  una pellicola piacevole e brillante con un’ alternanza consapevole ed elegante di elementi comici (per la maggior parte) e drammatici , riuscendo  a dare una buona originalità strutturale ad una sceneggiatura apparentemente prevedibile e scontata.  Quest’ ultima infatti nasconde alcune buone riflessioni, senza alcuna velleità paternalista o didascalica, su alcuni aspetti della nostra attualità. Una buona sorpresa che regala al nostro Cinema un nuovo regista a tratti innovativo e di chiaro entusiasmo e freschezza.

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