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Prometheus, la caotica genesi di Alien

L'ultima fatica di Ridley Scott regala interessanti suggestioni e sa coinvolgere. Si perde, però, nelle tante sfaccettature della vicenda, risultato a volte macchinosa.

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Il film scelto questa settimana da quiBrescia.it per la recensione è Prometheus di Ridley Scott
voto: ** e mezzo

Di Daniel Gallizioli

Sull’isola di Skye, in Scozia, nell’anno 2089, gli scienziati archeologi Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green) scoprono in una grotta delle pitture di migliaia di anni prima che raffigurano dei giganti che indicano una costellazione.
Sovrapponendo questo disegno stellare a vari altri reperti storici, dimostrano che in tutte queste scoperte appare la medesima immagine, che sembra essere una mappa stellare e, secondo la Shaw, addirittura un invito a raggiungere i veri creatori del mondo e del genere umano: i cosiddetti “Ingegneri”. La Weyland Corporation finanzia, alla luce di queste scoperte, la costruzione della navicella “Prometheus” che con una équipe di scienziati raggiungerà nel 2093 la luna LV-223, l’unico luogo ospitale della disposizione di pianeti corrispondenti al disegno.
Alla missione partecipano ovviamente i due archeologi affiancati da vari altri scienziati, mentre l’androide David (Michael Fassbender) si occupa della salute dei viaggiatori e della gestione di Prometheus. Il comandante dell’operazione è invece l’affascinante e schietta Meredith Vickers (Charlize Theron) e la guida del vascello è affiata al divertente Capitano Janek (Idris Elba).
La spedizione scientifica ha inizio con scoperte eccezionali che dimostrano la passata presenza di una civiltà molto più evoluta di quella umana, reperti alieni quasi perfettamente conservati, evoluzioni genetiche in atto e presenza di esperimenti scientifici inquietanti. La situazione tuttavia rimane sotto controllo fino alla prevedibile morte di due membri dell’equipaggio, che si perdono nelle grotte anguste del sito ed entrano a contatto con strane forme di vita, somiglianti a rettili che si insinuano nel loro organismo, trasformandoli geneticamente.
Nel frattempo David decide di capire fino in fondo gli effetti dello strano liquido ritrovato nelle grotte sull’uomo e decide di contaminare il bicchiere di Charlie. L’infezione non gli darà scampo e, malgrado un ritorno frenetico alla nave, il comandante Vickers lo uccide. Rimasta sola, la Shaw, malgrado la sua sterilità, scopre di essere rimasta incinta di Charlie e di contenere un organismo sedimentario alieno, un feto somigliante ad un calamaro che tuttavia nasce (e sopravvive) grazie a un improvvisato parto cesareo. Le scoperte sembrano essere arrivate ad un punto morto.
Le speranze di parlare con gli “Ingegneri” e di scoprire il mistero dell’esistenza del genere umano sembrano vane fino a che David trova il corpo ibernato ma ancora vivo di un alieno. Ben presto questo popolo si mostra non pacifico e il satellite in cui si trovano risulta essere un grande laboratorio militare per le sperimentazioni genetiche di armi di distruzione di massa, costruite per distruggere la Terra. L’unico superstite infatti, dopo aver ucciso parte dell’equipaggio, cerca di partire con la navicella nascosta sotto la grotta verso la Terra, per distruggerla.
Il capitano Janek e i suoi piloti glielo impediscono scaraventandosi con Prometheus contro la nave nemica e la Shaw riesce a fuggire dall’alieno dandolo in pasto al’essere da lei partorito e ormai cresciuto, che entra nel suo corpo, facendo nascere uno strano xenomorfo, il primigenio Alien. Elizabeth, credendosi ormai sola e spacciata, riesce invece a entrare in contatto con David l’androide che, seppur decapitato dall’alieno, è ancora funzionante. L’androide le comunica la presenza sul pianeta di molte altre navicelle e la possibilità di pilotarle e fuggire da lì. I due riescono ad andarsene e a dirigersi, per volontà della dottoressa, sul pianeta natio degli Ingegneri per capire il perché vogliano annientare l’umanità.
La nuova fatica di Ridley Scott, che firma anche la produzione del film, ha un sapore amarcord e rappresenta un ritorno coerente al passato, alla stagione migliore del regista, quella che l’ha reso il narratore della fantascienza per eccellenza: quella di “Alien”. Da quella meravigliosa saga, il registe acquisisce struttura narrativa, snodi cruciali, cura dei personaggi e psicologia dei soggetti che si mischiano in uno o nell’altro ruolo, diventando di volta in volta il protagonista principale che assume le fattezze e la forza psicologica dell’insuperabile Ripley di Sigourney Weaver tra colpi di scena continui.
La complessità e densità sceneggiativa d’altro canto è molto più articolata e in “Prometheus” cosa che la porta a tratti ad essere farraginosa e caotica. Gli avvenimenti, il numero e la portata dei personaggi, la quantità delle varie narrazioni sono numerosi e crescono scena dopo scena. Immancabilmente, in più punti la gestione di tutto questo accumulo sceneggiativo si mostra frettolosa e precipitosa, all’interno di un minutaggio non superiore ai 126’.
Questo è l’unico ma costante limite di una pellicola di forte impatto visivo e suggestione scenografica grazie a delle vedute da brivido per enormità e bellezza. Ambienti incontaminati e grandiosi fanno da cornice perfetta per l’intera ambientazione futuristica, anche grazie a degli effetti speciali spettacolari e magnifici, sempre credibili e mai forzati, esaltati da un 3D non superfluo e armonico.
La rapacità visiva di Scott lo porta anche a non limitarsi mai nelle riprese e arrivare, per esempio, a riprendere il parto cesareo della protagonista, senza mai staccare la telecamera dall’estrazione del feto alieno. Scene che lo sguardo difficilmente riesce a sostenere per crudezza e autenticità. La messa in scena è magniloquente e grandiosa, molto ben gestita soprattutto per le sequenze interne.
L’esordio del film è affascinante e penetrante e raggiunge immediatamente lo spettatore. La parte centrale è probabilmente la più faticosa e dopo gli snodi decisivi si scontra sempre più con la complessità sceneggiativa. Lo sgombero dal campo di molti personaggi (uccisi), riconsegna del vigore alla narrazione che però, nella parte finale, cade nuovamente in alcuni momenti poco credibile e banali.
Buona l’interpretazione dell’intero cast. Spicca Fassbender molto bravo ad impersonificare l’asettico e inespressivo androide. Siamo di fronte ad una pellicola con alcuni limiti espressivi e filmici ma sorprendente e spettacolare, che incarna quell’inesorabile desiderio di conoscenza dell’ignoto (che nasconde inquietudine e paure) tipica della fantascienze palpitante di fine secolo scorso, ormai storica e lontana da quella odierna. Non sarà forse annoverato fra i capolavori di Scott ma è stata una bella scommessa e un piacevole ritorno al genere di uno di quei grandissimi registi che l’ha reso di primaria importanza.

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