Autostrada della Valtrompia, per i Verdi possibile incompatibilità del commissario

Il dubbio è contenuto in un’interrogazione parlamentare del deputato di Europa Verde Devis Dori. Eutimio Mucilli è ad di Quadrilatero Marche Umbria, una società pubblica controllata dall'Anas.

Brescia. Il parlamentare Devis Dori (Europa Verde) ha depositato un’interrogazione parlamentare al premier Draghi e ai ministri Franco e Giovannini per chiedere al governo di verificare una possibile incompatibilità che coinvolgerebbe numerosi Commissari straordinari nominati dal governo, per il ruolo che rivestono contemporaneamente all’interno di organismi di diritto pubblico, quali Rete ferroviaria italiana (Rfi) e Anas.
“Sono partito dal caso della Commissaria straordinaria per il collegamento ferroviario Bergamo/Orio al Serio, Vera Fiorani”, informa Dori, “che riveste anche il ruolo di amministratrice delegata di Rete ferroviaria italiana. Tuttavia la situazione coinvolgerebbe anche il nuovo Commissario per l’autostrada Valtrompia, Eutimio Mucilli, in qualità di amministratore delegato di Quadrilatero Marche Umbria spa, che è una società pubblica controllata da Anas spa”.
Sull’argomento interviene anche Salvatore Fierro, portavoce di Europa Verde Brescia: “Pensavamo che per l’autostrada Valtrompia ci potesse essere un’incompatibilità per il nuovo il Commissario straordinario. Noi come Europa Verde Brescia chiediamo che la situazione venga chiarita fino in fondo, visto anche l’ enorme sperpero di denaro pubblico oltre all’impatto ambientale che l’ autostrada avrebbe una volta costruita con ingorghi ed altro inquinamento. Come Europa Verde Brescia ribadiamo ancora una volta che siamo favorevoli a un miglioramento della viabilità e a una mobilità sostenibile. Chiediamo che venga completato il prolungamento della metropolitana di Brescia fino a Gardone Valtrompia come era previsto nel progetto originario”.

“Mi aspetto che il governo possa chiarire in breve tempo questo aspetto, considerato l’enorme investimento di denaro pubblico per la realizzazione dei progetti”, ribadisce Dori. “Nell’interrogazione sono esposte le argomentazioni giuridiche sulle quali si fonda il quesito. La questione è di enorme portata, perché potrebbe investire numerose nomine commissariali disposte dal Governo con DPCM. In particolare, il decreto legislativo 39 del 2013 all’articolo 11 prevede in modo esplicito l’incompatibilità tra l’incarico di ‘amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico’ e quella di Commissario straordinario del governo. L’articolo 1, comma 2, dello stesso decreto precisa che con ‘amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico’ si intendono, tra gli altri, anche l’incarico di amministratore delegato. Rete ferroviaria italiana, come ribadito più volte dall’Anac, ha natura di ‘organismo di diritto pubblico’, quindi ai sensi del decreto legislativo 39/2013 il ruolo di Ad di Rfi sarebbe incompatibile col ruolo di Commissario del governo”.

“È altrettanto vero”, fa notare il parlamentare Verde, “che, successivamente, è entrato in vigore il decreto legge 32 del 2019 (cosiddetto Sbloccacantieri) che, all’articolo 4, prevede che i Commissari siano ‘individuabili anche nell’ambito delle società a controllo pubblico’. Se però da un lato è stata introdotta la possibilità di individuare i Commissari nell’ambito delle società a controllo pubblico, dall’altro non è stata introdotta una deroga al regime delle incompatibilità previste dal decreto legislativo 39 del 2013”.
“Lo stesso Governo, probabilmente, a un certo punto si è accorto del rischio che alcune nomine potessero ricadere in quel regime di incompatibilità: ha infatti avuto la necessità di precisare nei DPCM ‘in ragione della necessità di agevolare le interlocuzioni con le stazioni appaltanti di Anas e Rfi, nonché con le amministrazioni pubbliche e a diverso titolo coinvolte, si è ritenuto utile proporre nel citato elenco solo nominativi di alta professionalità tecnico-amministrativa anche già afferenti alle stesse strutture pubbliche’. Tale previsione è però contenuta nelle premesse di un DPCM, il quale non può derogare, soprattutto implicitamente, una disposizione legislativa, qual è l’articolo 11 del decreto legislativo n. 39 del 2013”.

“Per questi motivi ritengo sia necessario un chiarimento da parte del Governo”, conclude Dori. “Nel mio ruolo trovo doveroso porre il tema, ci sono grandi interessi economici a tutti i livelli, pertanto deve esserci la massima trasparenza. Il chiarimento è doveroso soprattutto perché se si dovessero accertare queste incompatibilità bisognerebbe valutare quale effetto si produrrebbe sugli atti compiuti dai Commissari nello svolgimento dell’incarico. E questo nell’interesse di tutti. Se alcune nomine non fossero in linea con la legge, cosa potrebbe succedere agli atti posti in essere dai Commissari in regime di incompatibilità? E che fine farebbero i fondi/finanziamenti pubblici in caso di mancato rispetto dei termini di realizzazione?”.

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