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Temù, Laura Ziliani vittima del “trio criminale”

Ne sono convinti gli inquirenti che hanno arrestato Silvia e Paola Zani, figlie della vittima e Mirto Milani, fidanzato della maggiore ed amante della ragazza più giovane. Prima drogata coi farmaci e poi soffocata.

(red.) Un “trio criminale”. Così il Gip del tribunale di Brescia Alessandra Sabatucci definisce le sorelle Silvia e Paola Zani e Mirto Milani, le persone arrestate venerdì mattina per la morte di Laura Ziliani, la 55enne ex vigilessa di Temù, scomparsa misteriosamente l’8 maggio e ritrovata cadavere tre mesi dopo nella boscaglia del paese camuno.
I tre finiti in manette erano già indagati dalla Procura di Brescia che aveva acceso un faro sulle dichiarazioni e le ricostruzioni fornite da due delle figlie della vittima, 27 e 19 anni, e che non avevano convinto gli inquirenti.
Secondo il magistrato Caty Bressanelli, che aveva iscritto nel registro degli indagati le sorelle Silvia Zani, 27 anni e  Paola Zani, 19 anni, e il fidanzato della più grande, Mirto Milani, studente 27enne, c’erano troppe contraddizioni e lacune nel racconto fornito dai tre sulle ultime ore della 55enne. Troppi gli elementi che non collimavano tra loro. Da qui l’indagine che ha portato a stringere il cerchio sempre più intorno alla cerchia familiare, in cui sarebbe maturato il delitto.

Un omicidio che avrebbe avuto come regista Milani, fidanzato della 27enne Silvia ma che intratteneva una relazione anche la sorella di questa, la 19enne Paola.
Un “triangolo amoroso” in cui sarebbe maturata la decisione di eliminare Laura per accaparrarsi un cospicuo patrimonio immobiliare che veniva gestito dalla ex vigilessa. “I tre indagati”, scrivono gli inquirenti nelle 38 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, “avevano un chiaro interesse a sostituirsi a Laura Ziliani nell’amministrazione di un vasto patrimonio immobiliare al fine di risolvere i rispettivi problemi economici”.

Poiché non in grado di affrontare la madre nella questione patrimoniale, le due figlie (una terza figlia di Laura, quella di mezzo, è affetta da disabilità psichica) avrebbero deciso, quindi, con la complicità di Milani, fidanzato-amante, di pianificare l’omicidio della 55enne.
Tra gli elementi raccolti a carico degli indagati, anche le parole riferite da Paola ad un’amica, dopo il sequestro del pc, rinvenuto nella cantina dell’abitazione di Brescia della Ziliani, da parte dei carabinieri. La ragazza, infatti, era preoccupata perchè su quel dispositivo Mirto Milani aveva effettuato una ricerca sulle modalità con cui uccidere una persona.

Sul corpo della ex vigilessa non sono stati rilevati segni di violenza, ma, dall’esame tossicologico, sono invece emerse tracce di bromazepam, una benzodiazepina. Nell’abitazione nella zona nord di Brescia dove vivono le due ragazze, arrestate all’alba di venerdì, è stato sequestrato un flacone della stessa sostanza, pieno per un terzo.
In che modo sarebbe stato raggiunto l’obiettivo criminale?
Probabilmente stordendo la donna con i farmaci e poi soffocandola nel sonno, così da non lasciare tracce di violenza sulla vittima. Nel corpo sono state trovate tracce del composto di benzodiazepine, ma non in un quantitativo sufficiente per provocare la morte, che sarebbe stata ottenuta soffocando Laura Ziliani con un cuscino mentre era stordita dalle medicine.
Secondo agli inquirenti, i tre arrestati avrebbero tentato di avvelenare Laura Ziliani già ad aprile, somministrandole una tisana che avrebbe lasciato la donna in uno stato di indisposizione per diversi giorni.
Un tentativo andato male o solo una “prova generale” del delitto consumato successivamente?

“Dopo quattro mesi e mezzo di indagine”, ha dichiarato il procuratore capo di Brescia Francesco Pesce, “riteniamo l’ipotesi fondata grazie anche all’individuazione nel cadavere di tracce di sostanze che probabilmente hanno determinato la causa della morte o contribuito alla sua determinazione”.
Laura potrebbe dunque essere stata uccisa in questo modo e il corpo, rinvenuto senza vestiti e con il cranio completamente rasato, essere rimasto nascosto per lungo tempo in un luogo riparato poichè, al momento del ritrovamento, la salma si presentava ancora in buono stato di conservazione.

“Tale conclusione trova conferma nei rilievi preliminari effettuati dalla polizia scientifica”, scrive il gip nell’ordinanza. “Gli operanti hanno rinvenuto un avvallamento sospetto prospiciente una delle chiuse del bacino Edison, poco distante dal luogo del ritrovamento del cadavere”. In quel luogo, scrive il giudice, “erano presenti larve riconducibili a decomposizione cadaverica”.
“Riteniamo”, ha detto Filiberto Rosano, comandante dei carabinieri di Breno, “che la donna sia stata stordita in casa e poi portata altrove. Le condizioni del cadavere ci fanno pensare che sia stato tenuto in un luogo diverso da dove poi è stato ritrovato”.

Il movente? Il denaro: “I tre indagati”, scrive il Gip nell’ordinanza, “avevano un chiaro interesse a sostituirsi a Laura Ziliani nell’amministrazione di un vasto patrimonio immobiliare al fine di risolvere i rispettivi problemi economici e rientrare dell’esborso di 40mila euro che la scomparsa aveva sostanzialmente imposto alle figlie Paola e Silvia per mettere a reddito alcuni appartamenti”.

Per i Gip sussiste il rischio di reiterazione del reato da parte dei tre indagati: ” non solo dalla eclatante gravità del fatti, ma altresì dall’efficienza criminale dimostrata: in una sola notte si sono liberati del cadavere e il mattino successivo hanno iniziato a chiamare i soccorsi e portato avanti una ricostruzione del tutto alternativa dimostrando una non comune freddezza a dispetto della giovane età e incensuratezza”.
Fondamentale per le indagini si è rivelata la denuncia presentata da un uomo residente a Temù che, proprio un paio di giorni prima del ritrovamento della seconda scarpa dell’ex vigilessa, aveva visto Silvia e Mirto entrare nella boscaglia dove poi venne ritrovata la calzatura.

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