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Timken, braccio di ferro tra sindacati e azienda

Chiesti alla multinazionale 30 mesi di ammortizzatori sociali. In mattinata lo sciopero dei metalmeccanici e presidio permanente a Villa Carcina.

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(red.) Quattro ore di sciopero provinciale dei metalmeccanici, nella giornata di venerdì 23 luglio, in occasione della mobilitazione contro i licenziamenti.

Intanto, tra i lavoratori e lavoratrici della Timken di Villa Carcina (Brescia), dove l’azienda ha annunciato la chiusura dell’attività, mettendo a rischio 106 posti di lavoro, prosegue l’assemblea permanente con presidio ai cancelli e blocco totale delle merci e dei materiali in entrata e uscita.

La Fiom rifiuta la chiusura e propone  30 mesi di contratto di solidarietà in attesa di discutere il futuro produttivo dell’azienda.

Nella giornata di giovedì, i sindaci della Valtrompia, il presidente della Provincia Samuele Alghisi e il consigliere Antonio Bazzani, il numero uno della Comunità Montana Massimo Otelli, i vertici delle sigle sindacali e tutte le parti sociali si sono uniti attorno ai 106 dipendenti della Timken di Villa Carcina per esprimere solidarietà ai lavoratori e per manifestare la volontà di un’azione concreta per scongiurare la chiusura del sito produttivo.

Un’eventualità, purtroppo, che non sembrerebbe essere presa in considerazione dalla proprietà che è arrivata alla decisione abbassare le serrande della fabbrica perchè non più competitiva da anni e con perdite che si trascinerebbero dal 2018.

La vicenda Timken fa il pari con quella della Gkn, della Whirlpool, della Gianetti Ruote che, dopo lo sblocco dei licenziamenti, hanno avviato le procedure di mobilità per centinaia e centinaia di lavoratori.

“Si tratta di decisioni inaccettabili – scrivono in un comunicato Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm di Brescia – che colpiscono l’insieme del mondo del lavoro, che vanno contrastate con fermezza da tutti i metalmeccanici per difendere l’occupazione, il reddito dei lavoratori, impedire la riduzione della capacità industriale del paese, evitare che altre aziende seguano questi negativi esempi e rivendicare allo stesso tempo investimenti e politiche industriali in tutto il territorio nazionale”.

Le organizzazioni sindacali chiedono al governo di “intervenire presso la Confindustria per bloccare i licenziamenti, rispettare l’avviso comune sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali sottoscritto con Cgil Cisl e Uil, dare soluzioni alle crisi aperte, aprire con il sindacato tavoli di confronto nei principali settori industriali a partire dall’automotive, dalla siderurgia, dall’elettrodomestico”.

 

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