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Processo Bozzoli, esperti in aula: Mario non può essere finito nel forno

Ieri altra udienza in cui è stato sottolineato perché l'imprenditore non possa essere finito bruciato nel forno.

(red.) Nella giornata di ieri, giovedì 29 aprile, in tribunale a Brescia si è svolta un’altra udienza del processo sulla scomparsa – per l’accusa si è trattata di morte – dell’imprenditore di Marcheno Mario Bozzoli. Ieri l’udienza è stata particolarmente importante perché sono stati chiamati a testimoniare l’anatomopatologa Cristina Cattaneo e il chimico Cesare Cibaldi. Dalla loro analisi, è emerso che Mario Bozzoli non può essere finito nel forno. I due esperti hanno sottolineato di non aver trovato alcun elemento di organismo umano.

Aggiungendo anche che se il corpo fosse stato messo nel forno più grande – in quello piccolo non ci stava – si sarebbe verificata un’esplosione e si sarebbe avvertito un forte odore di carne bruciata per giorni. In più, è anche emerso che nei dintorni della fonderia non sono emersi luoghi dove il corpo dell’imprenditore potrebbe essere stato sepolto.

Ma l’udienza di ieri è stata dedicata anche nel sentire alcuni conoscenti di Giuseppe Ghirardini, il dipendente della Bozzoli trovato morto pochi giorni dopo la scomparsa del datore di lavoro. E sarebbe anche emerso come l’operaio fosse alla ricerca di un altro lavoro per fuggire da quel clima di tensione in azienda e che non avrebbe dovuto dire nulla a Mario Bozzoli per le dinamiche che avvenivano all’interno.

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