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Temù, il “trio criminale” resta in carcere

Il Gip Sabatucci ha ravvisato il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. E spunta una mail anonima datata 9 giorni dopo la scomparsa di Laura Ziliani.

(red.) Confermata la detenzione in carcere per Paola e Silvia Zani, le figlie di Laura Ziliani, l’ex vigilessa ritrovata morta al tre mesi dalla sua scomparsa a Temù (Brescia) e per Mirto Milani, il fidanzato della maggiore e, a quanto emerso, anche amante della più piccola. Tutti e tre sono accusati di omicidio volontario e di occultamento di cadavere.

Il Gip Alessandra Sabatucci ha ravvisato il rischio di reiterazione del reato e rischio di inquinamento probatorio per il “trio criminale”, così come è stato definito dagli inquirenti che indagano sulla morte della ex agente di polizia locale.

caso Ziliani

I tre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia davanti al Giudice per le indagini preliminari.
Silvia, 27 anni e Paola, 19, rispettivamente la più grande e la più piccola delle figlie di Laura, che ha anche un’altra figlia, 24enne, affetta da deficit cognitivo e che viveva con lei a Brescia, sono in cella insieme, nel carcere di Verziano, mentre Milani, 27 anni, laureato in psicologia, residente nella bergamasca, ma originario di Como, è detenuto alla casa circondariale Nerio Fischione di Brescia.

Tutti e tre, da venerdì mattina, giorno dell’arresto, si sono chiusi nel silenzio più assoluto, avvalendosi dell’assistenza dello stesso team di avvocati, costituito dalle avvocatesse Maria Pia Longaretti e Elena Invernizzi, che non hanno ancora rilasciato nessuna dichiarazione alla stampa.

Secondo indiscrezioni, il pm Cathy Bressanelli, che aveva iscritto nel registro degli indagati le due ragazze e Milani, potrebbe chiedere, nei prossimi giorni, un ulteriore interrogatorio per il “trio criminale”.

caso Ziliani

Intanto, è emerso un particolare inquietante e ancora tutto da decifrare che entra a far parte del quadro indiziario che ha stretto il cerchio attorno alle tre persone arrestate.

Una lettera anonima, inviata all’indirizzo di posta elettronica della polizia locale della Vallecamonica nove giorni dopo l’8 maggio, giorno della denuncia di scomparsa di Laura Ziliani, da un indirizzo mail riconducibile alla zona di Varese, rivela di avere visto una persona caricare una donna, priva di conoscenza, in auto. L’autore della mail dice anche di essere stato pagato per mantenere il silenzio e di voler rinegoziare l’accordo.

Chi è questa persona? Fa riferimento all’omicidio della ex vigilessa? Chi lo avrebbe pagato per non parlare?

Il caso della morte della 55enne si rivela ogni giorno sempre più complesso ed intricato. Il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe da ricercare nella volontà delle figlie e di Mirto Milani di gestire l’ingente patrimonio immobiliare che le giovani condividevano con la madre e che la stessa voleva sfruttare in modo differente dai progetti di Silvia  e Paola.

Ambiguo il ruolo del fidanzato di Silvia, definito da chi indaga un “manipolatore”, in grado di sostenere una relazione amorosa con entrambe le sorelle e di essersi intromesso, in più di una occasione, nelle questioni finanziarie della famiglia della ex vigilessa.

mirto milani

Per chi indaga, il cosiddetto “trio criminale” avrebbe manifestato  freddezza sia nella pianificazione, sia nell’esecuzione del presunto omicidio, probabilmente avvenuto con un avvelenamento da psicofarmaci e quindi da soffocamento, sia nelle fasi successive alla scomparsa e alla ricerca di Laura, con depistaggi (le scarpe della donna fatte ritrovare in posti diversi e incongruenti tra di loro e un paio di pantaloni jeans ritrovati in un altro punto), sia cancellando i dati dei telefoni cellulari, sia facendo appelli per la ricerca della madre, anche davanti alle telecamere della nota trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”.

Resta da vedere se e quanto questo presunto sodalizio criminale sarà in grado di reggere alla detenzione e agli ulteriori passaggi giudiziari della vicenda.

 

 

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