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Temù, un testimone ha visto la figlia e il fidanzato nel bosco

Decisiva sarebbe stata la testimonianza di un residente che avrebbe visto la coppia addentrarsi nella boscaglia appena prima del ritrovamento della seconda scarpa.

(red.) C’è un testimone chiave nelle indagini sulla morte della ex vigilessa di Temù (Brescia), Laura Ziliani, il cui cadavere è stato rinvenuto nella boscaglia esattamente tre mesi dopo la scomparsa misteriosa della donna.
Per il decesso della 55enne sono stati arrestati, nella mattinata di venerdì 24 settembre, due figlie della donna (la maggiore Silvia, 27 anni e la minore, Paola, di 19 anni) e il fidanzato della maggiore, Mirto Milani, uno studente 27enne di Bergamo, residente a Como. Sono accusati di omicidio volontario e di occultamento di cadavere.

A puntare il dito contro Silvia ed il fidanzato è un uomo, residente a Temù, il quale, poco prima che venisse segnalato il ritrovamento della seconda scarpa attribuita alla ex vigilessa, aveva visto la coppia addentrarsi nel bosco.
L’avvistamento dei due giovani è datato 25 maggio, due giorni dopo il ritrovamento della prima calzatura nel torrente Fumeclo. Una segnalazione importante, che ha permesso agli inquirenti di dare un’accelerata alle indagini.

Il movente nell’omicidio di Laura Ziliani? Secondo la procura sarebbe di tipo economico, legato alla gestione dell’ingente patrimonio immobiliare che le due ragazze avrebbero voluto spartirsi senza la madre.
Lo scrive il Gip Alessandra Sabatucci nel testo, lungo 38 pagine, dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei tre indagati.
“Il proposito omicidiario”, scrive il giudice per le indagini preliminari, “è il frutto di una lunga premeditazione che ha permesso ai tre indagati di organizzare un piano criminoso che ha consentito loro di celare per lungo tempo la morte della donna e di depistare le indagini a loro carico”.
Tanto più che “i tre indagati avevano un chiaro interesse a sostituirsi a Laura Ziliani nell’amministrazione di un vasto patrimonio immobiliare al fine di risolvere i rispettivi problemi economici”.

A provarlo, anche, in maniera indiretta, lo scarso utilizzo dei telefoni cellulari registrato nel periodo in cui si è verificata la scomparsa della donna. Non erano quelli i cellulari utilizzati dai tre indagati? Oppure i dati sono stati cancellati? Dubbi aveva suscitato, anche, il ritrovamento dello smartphone e dell’orologio Gps che erano in uso a Laura Ziliani e che la donna avrebbe, secondo la versione delle figlie, lasciato a casa il giorno dell’escursione.
Una ricostruzione che non aveva convinto gli inquirenti che avevano deciso di iscrivere i tre giovani nel registro degli indagati. Un atto formale, al tempo, e che, con l’arresto odierno testimonia che gli inquirenti non avevano dato credito alle testimonianze delle figlie e del ragazzo, finiti sotto la lente della Procura.

Il cadavere della ex vigilessa, inoltre, al momento del ritrovamento, era senza indumenti, se non per i brandelli di biancheria intima, un abbigliamento in contrasto con la versione raccontata, ovvero che la 55enne era uscita di buon mattino per fare un’escursione.
Non solo: la Ziliani si era recata a Temù per incontrarsi con un’amica e dando appuntamento alla terza figlia, quella mezzana, affetta da disabilità, per il giorno successivo, a Brescia.

“Quattro mesi e mezzo di investigazioni hanno portato a ribaltare la versione originaria, cioè quella della scomparsa e della morte naturale”, ha detto il procuratore capo di Brescia Francesco Prete. “Tuttavia siamo davanti a un quadro indiziario. La nostra è un’ipotesi che al momento riteniamo fondata grazie anche al contributo che ha dato l’Istituto di medicina legale di Brescia che ha individuato tracce di sostanze che potrebbero aver determinato la causa della morte o contribuito alla sua determinazione”.

 

 

 

 

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