Breno, strangola e uccide la madre. Oggi autopsia e figlio sarà interrogato foto

Il figlio 25enne è in carcere per omicidio volontario e sarà sentito. Il delitto maturato in un contesto di forte degrado.

(red.) Sarà nuovamente interrogato in queste ore, sabato 12 settembre il 25enne Vincenzo Capano che ieri pomeriggio, venerdì 11, ha confessato ai carabinieri e al magistrato di essere stato lui ad avere ucciso la madre 52enne Francesca Mesiano in casa a Breno, in Valcamonica, nel bresciano. Attualmente il giovane si trova detenuto nel carcere di Canton Mombello a Brescia con l’accusa di omicidio volontario, mentre sempre oggi, sabato 12, viene effettuata l’autopsia sul corpo della donna come disposto dal pubblico ministero Roberta Panico. I carabinieri che indagano, il medico legale e la Scientifica non hanno dubbi sul fatto che il delitto sia stato consumato intorno all’ora di cena di giovedì 10 settembre.

Solo ieri mattina, venerdì, il 25enne si era presentato alla caserma dei carabinieri per denunciare “un grosso problema con la mamma”. In seguito le forze dell’ordine che avevano raggiunto l’appartamento non avevano notato effrazioni né particolari tracce di violenza, se non quei segni di ferite sul collo della donna che hanno fatto propendere per lo strangolamento, come poi è stato confermato.
Il figlio, condotto prima all’ospedale di Esine, ha poi confessato nel pomeriggio dicendo di aver avuto una discussione con la madre e di averla uccisa. Il delitto si è consumato in un contesto di degrado e di crisi sociale ed economica che negli ultimi tempi ha colpito la famiglia.

Il 25enne, muratore, era rimasto disoccupato nel momento dell’arrivo dell’emergenza sanitaria e viveva con la pensione di invalidità della madre dopo aver anche chiesto il reddito di cittadinanza, mentre il padre di famiglia, con precedenti per droga, si è allontanato da tempo da casa e pare che viva nel milanese. A questo si aggiunge il fatto che la donna soffriva di problemi psichici, tanto che spesso veniva notata vagare di notte nel cuore del paese camuno, oppure chiedere qualche spicciolo di moneta ai passanti.

C’è anche una figlia, più grande del fratello 25enne, che si trova in una struttura protetta. Una situazione che i Servizi sociali del Comune di Breno conoscono molto bene, avendo il municipio concesso in uso un alloggio in una casa popolare, nel quale madre e figlio vivevano da tempo insieme. Tra l’altro proprio il figlio, ora accusato di omicidio volontario e nel carcere di Canton Mombello a Brescia, era stato nominato amministratore di sostegno della madre.

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