Esine, uccide l’amico con una roncola: resta in carcere

Il giudice non ha riconosciuto la legittima difesa nella richiesta dell'avvocato di Bettino Puritani, dietro le sbarre.

(red.) Bettino Puritani, il 53enne che si trova detenuto nel carcere di Canton Mombello a Brescia con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi per aver ucciso a colpi di roncola l’amico convivente Vincenzo Arrigo a Esine, in Valcamonica, dovrà restare dietro le sbarre. Lo ha deciso ieri, venerdì 5 giugno, il giudice delle indagini preliminari Lorenzo Benini. Respinta, quindi, la richiesta del legale dell’assassino di optare per la scarcerazione e una misura alternativa dopo aver sollevato la legittima difesa.

Secondo l’avvocato e come è stato dimostrato, infatti, il primo a prendere possesso dell’attrezzo era stata la vittima. Ma per il giudice, Puritani non avrebbe agito uccidendo l’uomo per difendersi. Infatti, dalla ricostruzione è emerso che l’assassino avrebbe perfino preso per i capelli Arrigo per poi disarmarlo. In base all’idea del giudice, l’uomo avrebbe potuto scappare nel momento di essere inseguito con la roncola oppure, dopo aver disarmato l’amico, mollare la presa.

Invece ha scagliato quell’attrezzo contro il rivale in un contesto di estremo degrado. Questa è la ricostruzione del giudice, anche se il legale dell’omicida potrebbe impugnare al tribunale del Riesame la decisione di lasciare l’uomo dietro le sbarre. Misura che il giudice ha ritenuto per un pericolo di reiterazione del reato.

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