Coronavirus, insultata famiglia di Codogno in vacanza in Valcamonica

Lunedì a Vione si è persino quasi arrivati alle mani. E c'è chi ha chiesto al sindaco di prendere provvedimenti.

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(red.) Nei momenti in cui si sentiva solo parlare del contagio da Coronavirus e confinato alla Cina, a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia, il “nemico” da attaccare era proprio il cinese che si trovava in Italia. Un vero e proprio fenomeno di razzismo e di ignoranza senza nemmeno sapere se quella persona insultata o attaccata, se non peggio, fosse stata nel Paese del Sol Levante in quel periodo “caldo”. Ora l’attenzione e gli attacchi hanno raggiunto quanti provengono dalle zone “rosse” del nord Italia.

Tanto che lunedì 24 febbraio, come dà notizia il Giornale di Brescia e che rende l’idea della psicosi e della paura che si sono create, si è quasi arrivati ad alzare le mani. E’ successo in Valcamonica, lungo le piste da sci, dove si trova in vacanza una famiglia – papà, mamma e due figli – di Codogno, nel lodigiano, proprio la zona di uno dei focolai del virus. Si trovano a Vione da prima che la loro zona di residenza venisse isolata. E nel momento in cui la stessa famiglia ha postato sui social un messaggio con tanto di foto dicendo di trovarsi in Valcamonica, è scattata la paura da parte degli altri turisti.

Non solo sulle piste da sci, ma anche in un ristorante. Tanto che c’è chi si è rivolto al sindaco del paese bresciano chiedendo inutilmente che venissero presi dei provvedimenti e addirittura proponendo di sottoporre quella famiglia ai tamponi, nonostante le loro buone condizioni. Intanto, i gestori delle strutture ricettive sul comprensorio di Ponte di Legno e Tonale sono preoccupati perché molti stranieri stanno disdicendo le loro prenotazioni sulla neve.

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