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Nadia Pulvirenti uccisa, “non era soddisfatta, voleva cambiare lavoro”

Ieri in aula sentiti i genitori e il compagno della terapista uccisa a coltellate da un suo paziente nel gennaio 2017.

(red.) Ieri, mercoledì 9 giugno, in tribunale a Brescia si è svolta un’altra udienza nell’ambito del processo per la morte di Nadia Pulvirenti, la 25enne terapista di riabilitazione psichiatrica uccisa a coltellate nella Cascina Clarabella di Iseo, dove lavorava, da parte di uno dei suoi pazienti. Si parla di Abderrahim El Mouckhtari, 59enne marocchino, prosciolto per l’incapacità di intendere e volere e attualmente in una struttura Rems dove dovrà restare per dieci anni. Era il 24 gennaio del 2017 quando la giovane venne colpita con 24 coltellate, di cui sei letali, da parte dell’uomo.

L’accaduto ha assunto poi i contorni dell’omicidio colposo per i quali ci sono cinque a processo. Sono Andrea Materzanini direttore del Dipartimento di salute mentale di Iseo, Giorgio Callea a capo del del Centro Psico Sociale di Iseo, Annalisa Guerrini psichiatra e responsabile del Cps di Rovato per il piano terapeutico individuale dell’uomo, Claudio Vavassori presidente del Consiglio di amministrazione della cooperativa Diogene per cui lavorava Nadia Pulvirenti e Laura Fogliata medico della stessa cooperativa. Secondo l’accusa, gli imputati non avrebbero messo in campo tutte le attività necessarie per evitare l’aggressione, tra l’altro da parte del paziente che già si era comportato in quel modo.

Ieri in aula come testimoni sono stati sentiti i genitori e il compagno della vittima. Dalle loro deposizioni è emerso come la 25enne non fosse soddisfatta del proprio lavoro, anche perché sarebbe stata sempre sola nel seguire i vari pazienti. Avrebbe lamentato la carenza di personale e la difficoltà di lavorare in quel modo. Per quel motivo, come emerso, avrebbe cercato un’altra occupazione. Il processo è stato poi aggiornato al 29 settembre.

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