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Marone, operaio ucciso tra due carrelli alla Dolomite Franchi: 5 a processo

Ieri l'udienza in cui il giudice ha rinviato a giudizio le persone che non avrebbero impedito la morte del 61enne.

(red.) Si aprirà il prossimo 2 dicembre in tribunale a Brescia il processo a carico di cinque persone per il tragico infortunio sul lavoro alla Dolomite Franchi di Marone, sul lago d’Iseo, che nel luglio del 2019 costò la vita all’operaio 61enne Amos Turla di Montisola. Quel giorno, infatti, l’addetto si era mosso per sbloccare un macchinario che si era inceppato, ma a un certo punto era rimasto schiacciato tra due carrelli usati per trasportare i mattoni dopo la cottura.

Ieri, venerdì 14 maggio, in tribunale si è svolta l’udienza preliminare davanti al giudice Alessandra Sabatucci che ha stabilito il rinvio a giudizio. Alla sbarra ci saranno Alessandro Romano direttore generale dell’azienda e addetto alla salute e sicurezza sul lavoro, Paolo Gardini responsabile del servizio di prevenzione e protezione, Gianpietro Guerini a capo del reparto e Alexandro Bontempi che era capoturno. In più, a processo ci sarà anche la stessa azienda per la responsabilità amministrativa per non essersi dotato di un piano efficace per prevenire questi episodi ai danni dei dipendenti.

Al processo saranno parti civili la moglie e la figlia dell’operaio. Il giudice ha accolto la richiesta di processo formulata dall’accusa sostenendo l’atteggiamento negligente e imprudente dell’azienda. Quel giorno Amos Turla stava lavorando con un collega a una scaricatrice automatica quando a un certo punto, pare non la prima volta, si era inceppata. L’addetto aveva quindi scavalcato la recinzione in metallo, ma poi era successo il dramma.

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