Ucciso dal tornio nella fabbrica del padre, datore patteggia un anno

Ieri il datore di lavoro della fabbrica ha concordato una pena (sospesa). Responsabile per la morte del figlio.

(red.) Ieri, giovedì 9 luglio, in tribunale a Brescia si è svolta l’udienza preliminare di un processo a carico del datore di lavoro di un’azienda di Rovato dove, nel gennaio del 2018, perse la vita il figlio di 19 anni. Successe all’Elettrotecnica LG dove il ragazzo, appena conclusa l’esperienza formativa all’istituto Artigianelli, da pochi giorni lavorava nell’impresa del padre. Era impiegato in un tornio, ma era rimasto bloccato con una manica del maglione e trascinato dalla morsa che lo aveva schiacciato alla testa e al busto.

Il padre era stato il primo a tentare di soccorrerlo cercando di bloccare il macchinario, ma inutilmente. Portato in ospedale, il giovane perse la vita pochi giorni dopo. Le indagini successive all’infortunio avevano determinato che quel tornio non fosse in regola e che il giovane non lavorasse nelle piene condizioni di sicurezza.

Per questo motivo si era aperto il processo con l’accusa di omicidio colposo a carico del datore di lavoro. Ieri nell’udienza ha deciso di patteggiare una pena a un anno di reclusione, ma sospesa.

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