Amianto tra Palazzolo e Castelli Calepio (Bg): tre indagati

I due proprietari sono accusati di disastro ecologico e una funzionaria comunale per omessa bonifica.

(red.) Lungo il confine tra la provincia di Brescia e quella di Bergamo, tra Castelli Calepio e Palazzolo, si trovano due capannoni di un’impresa edile i cui tetti sono rivestiti in fibre di amianto. Una situazione già nota e che nel 2013 era tornata alla ribalta a causa del maltempo che aveva fatto finire dei pezzi di quel materiale cancerogeno nelle proprietà di alcuni residenti, anche bresciani. Per questo motivo dal Comune bergamasco era arrivata un’ordinanza ai proprietari dei capannoni di procedere con la bonifica.

Peccato che, forse per i problemi connessi alla crisi, i titolari non hanno mai messo mano di fronte a una spesa di circa 20 mila euro per ripulire la copertura di 5 mila metri quadrati. E questa situazione ha portato la procura di Brescia, tramite il magistrato Antonio Bassolino, ad aprire un’inchiesta con cui i due proprietari delle strutture, padre e figlia, sono indagati per disastro ecologico. Ma la notizia delle ore precedenti a giovedì 16 gennaio è che un’altra persona è finita nello stesso registro degli accusati.

Si tratta di una funzionaria comunale attiva al Servizio Ambiente e accusata di omessa bonifica. Su questo fronte si sono mossi anche i carabinieri del Noe, mentre sarebbe stato appurato che la funzionaria orobica, alla quale si erano rivolti i due proprietari, non avrebbe provveduto tramite il Comune a svolgere la bonifica. Già lo scorso agosto uno dei capannoni era stato interessato anche da un incendio sul tetto e portando il sindaco bergamasco a emettere un’altra ordinanza, mai rispettata.

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