Stop al maxi impianto tecnologico: sfuma l’ipotesi del data center a Travagliato
Dopo il mancato riscontro della società proponente ai rilievi del Broletto, scadono i termini burocratici per il polo digitale. Il comune rinuncia ai fondi di compensazione per difendere 140mila metri quadri di suolo agricolo e tutelare i consumi di acqua ed energia.
Più informazioni su

Travagliato. Sembra essersi conclusa in modo definitivo la complessa vicenda legata alla realizzazione del colossale insediamento tecnologico da utilizzare come data center nel territorio di Travagliato. Con la scadenza dei termini procedurali, il piano volto all’edificazione del polo digitale da parte del gruppo proponente è ufficialmente tramontato a seguito del mancato riscontro ai rilievi formali avanzati dagli enti competenti. La decisione sembra mettere la parola fine a un percorso amministrativo che ha visto la netta opposizione delle istituzioni locali e della comunità, preoccupate per le pesanti ripercussioni ambientali ed energetiche sull’intera area dell’hinterland bresciano.
La scadenza dei termini
Secondo quanto emerso dall’esame dei documenti amministrativi e in base alle ultime comunicazioni degli uffici tecnici, l’iter autorizzativo si è interrotto bruscamente per una precisa inadempienza burocratica. La società promotrice dell’opera, la East Gate, non avrebbe infatti fornito le necessarie risposte integrative entro la scadenza fissata dalla Provincia di Brescia. I funzionari del Broletto avevano sollevato specifiche prescrizioni e richiesto approfondimenti urgenti in merito all’allacciamento alla rete elettrica nazionale, un nodo cruciale per garantire il funzionamento del complesso senza compromettere la stabilità della fornitura locale. Il silenzio operativo del gruppo privato avrebbe quindi decretato la decadenza della domanda, archiviando di fatto la vertenza.
L’infrastruttura e l’opposizione territoriale
L’opera presentava dimensioni e impatti considerati insostenibili da parte delle autorità e dei comitati locali. Il piano iniziale prevedeva un’area occupata di circa 140mila metri quadrati, da ricavare prevalentemente su suolo agricolo situato nella zona a nord del comune di Travagliato. Dal punto di vista energetico, la richiesta di connessione avanzata originariamente a Terna prevedeva una potenza di picco pari a 300 megawatt, successivamente rimodulata a 120 megawatt. Un simile assorbimento di risorse, paragonabile alle necessità di una città di medie dimensioni, aveva sollevato l’allarme non solo per i consumi elettrici ma anche per l’ingente quantitativo di acqua richiesto per il raffreddamento dei server.
Il risvolto politico e amministrativo
L’esito della vicenda ricalca la linea espressa dalla giunta comunale guidata dal sindaco Renato Pasinetti. L’amministrazione cittadina aveva formalizzato il proprio parere negativo rinunciando, di conseguenza, a una somma stimata in circa 11 milioni di euro, previsti tra oneri di urbanizzazione e misure compensative per il bilancio municipale. La mobilitazione popolare, culminata nella raccolta di centinaia di firme coordinate dai comitati ambientali, ha trovato una sponda determinante sia nelle contestazioni della Provincia sia nelle valutazioni prudenziali degli enti di controllo, che hanno costantemente evidenziato la carenza di dettagli tecnici idonei a mitigare l’effetto di isola di calore e il consumo di suolo agricolo.








Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.