Sicurezza partecipata e territorio, l’esempio di Rezzato Sicura

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La sicurezza, da sempre, è uno dei temi più discussi in politica. Purtroppo, però, le risposte istituzionali non sono sempre immediate, e ci sono cittadini che si organizzano per garantire alla comunità nella quale vivono maggiore tranquillità. Non è certo un compito facile; gli strumenti sono limitati e bisogna tenere a bada alcuni cittadini sceriffi che vorrebbero trasformare le strade nel Far West. Rezzato Sicura è nata proprio su questi presupposti, ed è per questo che abbiamo deciso di fare due chiacchiere con il loro referente.


Gianni Gallina, Lei è da anni referente di Associazione Rezzato Sicura. Ripercorriamo insieme il vostro percorso?
Il nostro cammino è iniziato oltre dieci anni fa dall’iniziativa spontanea di un gruppo di cittadini desiderosi di fare rete contro un’ondata di furti. Quella che era una semplice chat di messaggistica si è evoluta in un’associazione strutturata, ottenendo dopo un rigoroso iter l’iscrizione (numero 1) dell’Albo della Prefettura di Brescia. Abbiamo creato il sito www.rezzatosicura.com e una seguitissima pagina Facebook, definendo protocolli di segnalazione e promuovendo incontri pubblici. Siamo stati pionieri di un modello concreto di sicurezza partecipata al servizio della collettività.

Nel 2025 il Comune ha adottato il “Controllo di Vicinato”, ma la Polizia Locale ha specificato – in una recente risposta sui social – che ARS non ha un accordo formale con l’Ente. Come spiega questa situazione? La situazione è paradossale. Accogliamo con favore la formalizzazione del Controllo di Vicinato da parte del Comune: conferma la lungimiranza della nostra intuizione di dieci anni fa. La nota della Polizia Locale fotografa però solo un dato burocratico. L’assenza di un accordo formale non cancella un decennio di monitoraggio e la fiducia di migliaia di cittadini. Non ci sostituiamo alle Forze dell’Ordine, a cui vanno sempre le segnalazioni ufficiali, ma operiamo per la prevenzione e il senso civico. Spiace si guardi ai timbri anziché al valore del nostro radicamento; la sicurezza si costruisce con la partecipazione, non solo con gli atti amministrativi.

Rezzato sicura

Il tessuto associativo e commerciale locale vi sta comunque coinvolgendo attivamente. Quali sono le vostre iniziative? Questa è la nostra soddisfazione più grande. Se il riconoscimento istituzionale è lento, la fiducia di commercianti, comitati e cittadini è quotidiana. Collaboriamo attivamente a eventi locali, dalle feste scolastiche alle manifestazioni di paese. La nostra pagina Facebook è una vera piazza virtuale dove si condividono in tempo reale segnalazioni, smarrimenti e informazioni utili. La comunità sa che ARS è una realtà presente, tempestiva e affidabile, mossa da volontari uniti dal bene comune.

Qual è la situazione sicurezza a Rezzato e come la sta affrontando l’Amministrazione? Rezzato risente delle criticità tipiche dell’hinterland cittadino: furti stagionali, truffe ai più deboli, microcriminalità e vandalismo. L’Amministrazione sta investendo in videosorveglianza e protocolli, azioni certamente positive. Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. La sicurezza richiede presenza, relazioni e ascolto di chi vive il territorio. C’è spazio per un coordinamento più efficace tra istituzioni e reti civiche spontanee. La sicurezza è un bene comune e deve superare le logiche politiche e burocratiche.

Quali sono i progetti futuri e il vostro appello alla cittadinanza? Vogliamo presidiare capillarmente le periferie e investire nel sociale con iniziative di solidarietà e raccolte alimentari. Amplieremo gli incontri sulla prevenzione delle truffe digitali e sul disagio giovanile, convinti che la sicurezza passi anche dall’ascolto dei segnali di fragilità sociale. Ai cittadini dico: non restate indifferenti. Entrare in ARS non significa improvvisarsi agenti, ma rendere Rezzato un paese più coeso e sicuro per tutti.

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