Spari contro il centro migranti a Collebeato, cinque a processo

L'arma non è mai stata trovata. Nessuno sfondo razziale, secondo gli inquirenti è stata un'intimidazione.

(red.) Nelle ore precedenti a mercoledì 23 settembre il magistrato Ambrogio Cassiani della procura di Brescia ha notificato la chiusura delle indagini nell’ambito dei cinque colpi di arma da fuoco che tra la fine dello scorso maggio e i primi di giugno avevano raggiunto la struttura del centro migranti gestito dall’associazione Adl Zavidovici a Collebeato, nell’hinterland bresciano. Di quell’arma non si è più saputo niente, ma nel frattempo cinque soggetti sono stati citati a giudizio, senza udienza preliminare, la cui data sarà fissata dal giudice.

Quella notte dell’attacco, un proiettile aveva colpito una parte di finestra dietro la quale alcuni stranieri ospiti stavano dormendo. E ora per cinque dei presunti autori, di cui tre residenti a Collebeato e anche legati al mondo degli ultrà bresciani, si aprirà il processo. In ogni caso, non viene contestata l’aggressione a sfondo razziale, ma viene considerata un’azione intimidatoria.

Infatti, poche ore prima dell’attacco, due ospiti della struttura avrebbero assistito a uno scambio di droga in piazza e sarebbero stati minacciati di non dire nulla. E quella stessa notte furono esplosi i colpi. Secondo l’accusa, sarebbero due gli autori materiali, mentre gli altri tre sono accusati di aver portato l’arma in un luogo pubblico.

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