Accordo sul distributore di Moniga, Pollini: “L’amministrazione fornisca spiegazioni”
I lavori di riqualifica del centro urbano e la decisione di rimuovere l'erogatore di benzina, hanno fatto scattare una clausola di risarcimento nei confronti della società di carburante, che il comune dovrà ora provare a scogliere.
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Moniga del Garda. Con la riqualificazione di piazza San Martino a Moniga, chiude ufficialmente il distributore di benzina posizionato nel centro città, per far spazio a un nuova area per la comunità.
Dopo una lunga trattativa il Consiglio comunale di Moniga ha approvato l’accordo che consentirà di rimuovere l’impianto, cosa prevista per la prossima primavera.
In cambio la società Oil Invest 2000 srl otterrà un incremento di 1.800 metri cubi di volumetria, il cambio di destinazione d’uso di parte dell’immobile esistente e l’acquisto di circa 250 metri quadrati di area comunale, a seguito di una richiesta di risarcimenti, sulla base della convenzione che disciplina la gestione dell’impianto in scadenza nel 2032.
Paola Pollini, consigliera regionale M5S Lombardia, ha commentato così la gestione dell’accordo tra il comune di e il gestore del distributore: “L’amministrazione deve fornire spiegazioni puntuali ai cittadini prima dell’approvazione definitiva. Dalla documentazione esaminata emerge che la richiesta di indennizzo di circa 800 mila euro da parte del concessionario, 700 mila per avviamento e 100 mila per impianto, discende da una clausola della convenzione stipulata quasi trent’anni fa. È quindi legittimo chiedersi se, al momento di progettare la riqualificazione della piazza e la nuova viabilità, l’amministrazione avesse valutato l’impatto sul distributore e il rischio economico legato a quella clausola”.
La soluzione individuata dal comune starebbe in una transazione: il privato rinuncerebbe alle proprie pretese e, in cambio, otterrebbe il cambio di destinazione urbanistica, 1.800 mc di volumetria aggiuntiva e la possibilità di realizzare una palazzina residenziale di quattro piani sull’attuale area verde adiacente, ceduta dal comune a prezzo agevolato.
“Proprio perché si tratta di una transazione è indispensabile conoscere il valore economico effettivo dell’operazione: quanto vale la nuova capacità edificatoria? Sono state svolte perizie indipendenti sul valore dell’area prima e dopo la variante e sull’incremento di valore per il privato? La bozza di accordo prevede per il comune un contributo legato all’aumento di valore dell’area, tra 99 mila e 250 mila euro. Se il principio è che al Comune spetti il 50% dell’incremento di valore, va chiarito come sia stato determinato il valore di riferimento e perché sia stato fissato il tetto massimo di 250 mila euro”, continua Pollini, “prima dell’ok definitivo alla variante al PGT è doveroso rendere pubbliche tutte le valutazioni tecniche, economiche e legali: solo numeri e perizie trasparenti consentiranno ai cittadini di giudicare la correttezza e la convenienza dell’operazione per Moniga”.








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