La vela che cura. Quando il lago si allea contro il Parkinson
Non un semplice corso di vela, ma un vero e proprio percorso per superare le proprie fragilità e di coesione sociale. Un’esperienza che integra riabilitazione, attività fisica e benessere relazionale.
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San Felice del Benaco. Si è conclusa la prima edizione di ParkinsonLake, il progetto con l’obiettivo di offrire ai pazienti e ai loro caregiver un’esperienza che integra riabilitazione, attività fisica e benessere relazionale.
Sintonia inaspettata tra l’instabilità del lago e il corpo di chi convive con il Parkinson: l’acqua non sta mai ferma e, in quel movimento continuo, chi soffre di tremori o rigidità ritrova paradossalmente un nuovo equilibrio.
È questo il bilancio tracciato il 31 luglio durante la conferenza stampa conclusiva di ParkinsOnLake, il progetto pilota in collaborazione tra Asst Garda e l’associazione Hyak con presidente Massimo Goffi, che ha portato un gruppo di pazienti affetti da malattia di Parkinson a cimentarsi con la navigazione a vela sulle acque del Garda.
Non un semplice corso di vela, ma un vero e proprio percorso per superare le proprie fragilità e di coesione sociale. A fare la differenza, al termine dell’iniziativa, sono state le voci dei protagonisti, che hanno raccontato quanto l’esperienza a bordo abbia impattato positivamente sul loro benessere psicofisico e sulla loro autostima.
“La vela ha dimostrato di essere molto di più di una semplice attività ricreativa, è una vera e propria terapia complementare sul campo”, commenta Massimo Biacca, neurologo di Asst Garda, “dal punto di vista motorio sollecita in modo continuo l’equilibrio, la coordinazione e il tono muscolare, stimolando la neuroplasticità in un ambiente dinamico”.
“Per noi la vera innovazione oggi nella sanità è quella di pensare alla cura fuori dagli schemi”, commenta Roberta Chiesa, Direttore Generale di Asst Garda, “a mio avviso l’ospedale è il luogo di diagnosi, la vera assistenza continua e si sviluppa sul territorio, nella vita quotidiana dei pazienti. Curare una persona non significa solo trattare una patologia ma farsi carico della sua qualità di vita”.
La parola ai pazienti: “Siamo stati coccolati e la barca è entrata in sintonia con noi»
A prendere la parola durante l’incontro sono stati i diretti interessati, manifestando un entusiasmo unanime per i risultati raggiunti e la qualità dell’esperienza vissuta.
Stare su una barca è una cosa bellissima”, raccontano Eros e Maurizio, “a barca non sta mai ferma, ed è in perfetta sintonia con noi che magari ci muoviamo anche senza volerlo. Il movimento del lago ti aiuta nell’equilibrio, ma la cosa più grandiosa è stata fare gruppo e rafforzare la nostra autostima. Ci siamo trovati benissimo e siamo stati cullati sotto ogni punto di vista. Gli istruttori sono persone meravigliose e preparatissime: ti spiegano tutto, in sicurezza e con una pazienza infinita. Se sbagli non succede nulla. È un’esperienza che consiglierei davvero a chiunque”.







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