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Evi sul depuratore: “Non si può strumentalizzare la Commissione europea”

L'europarlamentare invita a leggere correttamente la situazione. Il governo della Ue "indica cosa fare (raggiungere un buono stato delle acque), ma non come (costruire nuovi depuratori oppure ottimizzare quello esistente)".

(red.) “Desidero fare chiarezza sulle notizie che si sono rincorse in questi giorni sulla risposta della Commissione europea alla mia interrogazione relativa al progetto dei due depuratori del lago di Garda nei comuni bresciani di Gavardo e Montichiari” dichiara in un comunicato l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde, che aggiunge: “la risposta della Commissione evidenzia il cattivo stato ecologico e chimico delle acque dei comuni sopra citati, che non soddisfano i requisiti di trattamento delle acque reflue previsti dall’omonima Direttiva europea. Ma è bene sottolineare che, in virtù del suo ruolo, la Commissione si limita a fotografare la situazione esistente, mettendo in luce la violazione delle normative europee e la necessità di raggiungere un buono stato delle acque. In altre parole, la Commissione indica cosa fare (raggiungere un buono stato delle acque), ma non come (costruire nuovi depuratori o ottimizzare quello esistente)”.

Getta acqua sul fuoco di facili entusiasmi o letture parziali, insomma, l’europarlamentare. Perché la Commissione europea non ha bocciato il nuovo depuratore e non può cambiare le decisioni prese dall’Italia sulla collocazione a Gavardo e Montichiari e sullo scarico nel Chiese dei reflui del nuovo depuratore del Garda, anche se ha evidenziato una situazione di sofferenza del territorio.
“Va anche detto, però”, si legge nella nota dell’eurodeputata Verde, “che la Commissione ha fotografato una situazione pregressa, poiché a Gavardo è in finalizzazione l’impianto consortile di Gavardo, Vallio, Villanuova, per mettere in sicurezza l’agglomerato rispetto all’infrazione 2059/2014. Ancora, la Commissione afferma che sono necessari investimenti negli impianti di trattamento per ridurre i livelli di inquinamento individuati, ma non entra nel merito circa l’opportunità di costruirne nuovi o, al contrario, potenziare gli esistenti. Di conseguenza, leggere nella risposta della Commissione un sostegno all’una o all’altra causa significa di fatto strumentalizzarne il riscontro”.

“Ci sono, tuttavia”, aggiunge Evi, “altre argomentazioni che oggettivamente rendono auspicabile un investimento di ottimizzazione dell’impianto esistente, in luogo della costruzione di nuovi depuratori. Quest’ultimo progetto, infatti, avrebbe un significativo impatto ambientale in zone già fortemente degradate in termini di consumo di suolo; andrebbe a pesare sulle tasche dei cittadini per la cifra di 230 milioni di euro, invece dei 15 milioni di euro previsti per la sostituzione dell’attuale sublacuale, la cui vita utile è tra l’altro certificata da Acque Bresciane fino al 2035; non risolverebbe il problema degli scarichi abusivi e delle acque parassite, rendendo, di fatto, non risolutivo l’intervento, nonostante i costi molto elevati; andrebbe in contrasto, infine, con quanto approvato in mozione congiunta dal Consiglio Regionale della Lombardia, che sollecita il Governo a valutare soluzioni alternative al progetto dei due depuratori”.

“Ancora, andrebbero valutati i reali tempi di realizzazione delle opere e soprattutto del loro impatto sulla vita economico-sociale delle comunità coinvolte, con particolare riguardo ai flussi turistici, già oggi fonte di forte criticità”, sono le parole dell’europarlamentare Verde. “Appare poi alquanto strano, a fronte di una “possibile emergenza” sulla vita della sublacuale, percorrere soluzioni che richiedono tempi di realizzazione almeno decennali rispetto alla scelta di sostituire la sublacuale e adeguare l’impianto esistente, che potrebbe realizzarsi in 18-24 mesi”.

“A completamento di quanto detto”. conclude Evi, “aggiungo che la nomina di un commissario da parte del ministro Cingolani, su richiesta della ministra agli Affari regionali Mariastella Gelmini, solleva più di qualche perplessità, non essendo motivata da alcuna situazione di urgenza o altre condizioni per le quali si renda necessario un commissariamento e, al contrario, ha forzato la mano sui progetti di Gavardo e Montichiari, in pieno contrasto con il processo di decisione che il territorio aveva inizialmente e democraticamente intrapreso, e che è stato in questo modo completamente mortificato e calpestato. Perplessità peraltro evidenziate anche dalla mozione recentemente adottata dal consiglio regionale Lombardo che definisce la nomina ‘in apparente contrasto’ con il percorso svolto dagli enti locali”.

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