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Depuratore appeso ad un tubo, si riapre la partita?

I comitati ascoltati nella commissione Ambiente della Camera. Le posizioni contrapposte a quelle del commissario straordinario sulla condotta sublacuale potrebbero aprire uno spiraglio.

(red.) In Commissione Ambiente, dove giovedì si sono recati il prefetto di Brescia, Attilio Visconti, in veste di commissario straordinario per la progettazione, l’affidamento e l’esecuzione delle opere, ed i comitati che si oppongono al depuratore del Garda, sono andate in scena due posizioni (inconciliabili) tra di loro, ovvero quella di chi (Visconti) è stato investito del ruolo di individuare il luogo in cui realizzare il nuovo impianto di collettamento delle acque del Benaco e di coloro che, a questo impianto, si oppongono strenuamente.

Da un lato, dunque, chi sostiene che l’opera, che dovrebbe sorgere a Montichiari e Gavardo sia “strategica e indifferibile”, dall’altra chi invece ritiene che sia un progetto “inutilmente costoso, viziato da menzogne e falsità”.

Certo è che, se da un lato, nell’audizione a Roma, il prefetto e commissario straordinario ha ribadito che la scelta del doppio impianto è stata un’ opzione validata dal parete tecnico-scientifico di tre università, i comitati hanno ribadito che la scelta di Visconti è stata fatta senza tenere conto del parere espresso dai territori coinvolti.
Una posizione, quella di chi si oppone al collettore, sostenuta dai parlamentari del Movimento 5 Stelle Claudio Cominardi e Devis Dori di LeU, i quali chiedono anche di rivedere l’accordo sottoscritto nel 2017 tra Verona e Brescia.

E potrebbe essere questo il “cavallo di Troia” degli ambientalisti che protestano contro il maxi impianto sul Chiese, ovvero l’assenza di una situazione emergenziale sulla condotta sub lacuale che attualmente porta le acque reflue della sponda bresciana del Benaco nel depuratore di Peschiera.

Una posizione suffragata anche dalla relazione di Acque Bresciane pubblicata  il 14 giugno scorso che non ha rilevato un rischio imminente per le condotte sublacuali di Toscolano Maderno-Torri del Benaco. E proprio su questo tema si è giocata la contrapposizione: da un lato chi sostiene (comitati, M5S e Leu) che la nomina del commissario sarebbe inutile così come l’opera prevista a Gavardo e Montichiari, dall’altra lo stesso prefetto che, invece, paventa un “concreto e imminente rischio ambientale” dell’attuale impianto che deve essere sostituito.
La Federazione del Tavolo delle associazioni del fiume Chiese, con il portavoce Gianluca Bordiga, ha rimarcato l’anomalia che prevede che lo scarico dei reflui prodotti sul Garda venga scaricato nel fiume Chiese.

I comitati, poi, hanno evidenziato anche un problema di costi per la realizzazione del nuovo depuratore: a fronte di una spesa stimata per la riparazione di una tubazione dell’attuale collettore gardesano, pari a 10 milioni di euro e 18 mesi di lavori,  il nuovo impianto costerebbe invece circa 300 milioni di euro, con una durata degli interventi tra i 5 ed i 10 anni, con pesanti ripercussioni, anche, legati ai cantieri sulla Gardesana.
Ora la palla passerà al ministero della Transizione ecologica che ha stanziato, per il progetto 100 milioni di euro (60 per la sponda bresciana e 40 per quella veronese).

 

 

 

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