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“Siamo Sardine, il nostro luogo è il mare aperto, non i partiti”

Che cosa sta succedendo all'interno del movimento spontaneo più famoso d'Italia? Lo spiegano in questa nota i gruppi di Brescia e del Lago di Garda.

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(red.) Cosa stanno combinando le Sardine? “La domanda”, si legge in una nota firmata 6000 Sardine Brescia e 6000 Sardine Lago di Garda e Salò, “ci giunge da più parti e noi proviamo a raccontarvi come la stiamo vivendo da dentro, cercando di dare una risposta alle tante sardine bresciane e gardesane che ce lo stanno chiedendo. Dobbiamo fare un passo indietro, però, per capire la prospettiva in cui si inserisce l’ingresso al Nazareno di Mattia Santori, Jasmine Cristallo, Lorenzo Donnoli, AnnaClaudia Petrillo e Adriano Dossi”.

“Le Sardine sono nate poco meno di un anno e mezzo fa, anzi, sono esplose, da un giorno all’altro, ma su questa storia non ci dilunghiamo, l’avete vista tutti nelle piazze, sui media e nei risultati elettorali in Emilia-Romagna – lo diciamo senza timore di sembrare immodesti, perché è stato ammesso da più parti che quel risultato è dovuto anche alle Sardine. Poi la pandemia, l’impossibilità di riempire le piazze, il contagio ferma la contaminazione delle idee. Noi Sardine però non ci siamo fermate: operose in tutta Italia, lontano dalle telecamere, abbiamo organizzato campagne di raccolte fondi in favore di ospedali, bisognosi, raccolto e distribuito dpi, collaborato con associazioni e organizzazioni locali e nazionali, realizzato una tre giorni di scuola di politica per i giovani”.

Abbiamo anche cominciato ad organizzare un enorme movimento spontaneo, sul cui carro erano saliti anche scorfani e squali, che non avevano capito che quello che si stava e si sta occupando è proprio quello spazio lasciato vuoto, tra la gente e la politica propriamente detta. Tutto questo, lo sappiamo, non si è visto, e fioccavano domande e ironie sulle Sardine sparite, fallite. Nel momento in cui Zingaretti si è dimesso, abbiamo visto certificata la fine di quella mozione Piazza Grande lasciata incompiuta: ancora una volta il partito chiave del centrosinistra, quello dalle cui sorti dipende la formazione dell’intero schieramento, non è riuscito ad aprirsi, a confrontarsi con la gente, con i corpi intermedi dell’associazionismo, nemmeno con suoi propri circoli locali – quei pochi che restano… E allora “i regaz” hanno provato ad andare a capire se quel progetto era morto e sepolto o se c’era ancora spazio, con o senza Zingaretti, di aprire le porte del Partito alla società che dovrebbe servire. La risposta è stata un netto No. Ma non no alle Sardine, no a quel progetto, perché il partito è completamente impantanato: le correnti invece di movimento hanno creato un cortocircuito”.

“Nei giorni seguenti sulla pagina nazionale delle 6000 Sardine sono usciti dei post molto duri riguardo alle conclusioni tratte da chi che l’interno del Palazzo lo ha visto. Santori ha anche definito il marchio del Pd tossico. Apriti cielo! Levate di scudi da parte di tutti! I militanti ci hanno detto che stavamo mancando di rispetto alla loro casa, i dirigenti hanno difeso il loro partito con toni di superiorità, trascurando che il primo a vergognarsi del PD è stato il segretario uscente, e dimenticando che nella stragrande maggioranza delle elezioni amministrative ormai il PD si accompagna a liste civiche e quel simbolo sulla scheda non lo mette: perché? Ma ci sono anche quei militanti che hanno detto “grazie” ai regaz, dal circolo romano che li ha accolti dopo l’incontro al Nazareno a tanti altri. Giovedì i Giovani Democratici del Pd ci hanno chiesto di entrare in quella casa a ristrutturarla con loro”.

“I partiti non sono il nostro luogo. Il nostro luogo è il mare aperto, è così che muoviamo ondate, portatrici sane di politica. L’affetto dimostrato dalle Sardine per la casa del Pd è quello che proviamo per i valori dell’antifascismo e del centrosinistra. L’amore, però, non è appartenenza, non è solo accudimento, e sicuramente non è accondiscendenza. Sì, anche le Sardine nel loro piccolo s’arrabbiano, succede quando c’è aspettativa e delusione. Non volevamo entrare nel Pd, speravamo che avrebbe aperto le porte, al Paese reale”.

“Non sappiamo come proseguirà la storia, quella del Pd, quella del centrosinistra tutto, men che meno quella dell’Italia. Ma sappiamo che ci si dovrà fare l’abitudine al fatto che le Sardine saranno parte di quella storia. La osserveremo, la commenteremo con schiettezza, a volte contribuiremo a scriverla: non perché siamo più bravi di altri, ma perché ci siamo incaponiti sul fatto che a noi sporcarci le mani e partecipare piace, ci evita la frustrazione di subire passivamente, ci toglie da una posizione di mero giudizio e ci permette l’azione. Tra meno di un mese partirà la raccolta firme per la proposta di legge che punta all’inserimento delle assemblee cittadine a tutti i livelli dell’ordinamento nazionale. È una campagna che proprio noi Sardine di Brescia e Sardine del Lago di Garda e Salò ci siamo offerte di seguire per il nazionale, insieme a Marco Cappato e al comitato Politici per caso – Cittadini informati per decidere”.

“Le assemblee dei cittadini estratti a sorte sono uno strumento di democrazia deliberativa già adottato in tante democrazie liberali come la nostra – ad esempio in Irlanda, Francia, Canada – e crediamo che sia quello più giusto per aggiornare le nostre istituzioni alle necessità della nostra epoca. Vi spaventa l’idea dell’estrazione? Bene! Siete sani! Ma se ci seguirete capirete perché è tutt’altro che un’idea folle: è necessario alla partecipazione, alla responsabilizzazione reciproca tra cittadini ed eletti. Le istituzioni non vanno scardinate, vanno affiancate, perché siano sempre più forti. Perché anche la democrazia non è un diritto acquisito una volta per tutte, se non la curi e non la fai crescere ed evolvere, muore”.
“uesto è quanto, per ora. Speriamo di avere risposto ai dubbiosi e a coloro che credono che stiamo già pensando alle “poltrone”. Noi non le chiamiamo così, abbiamo ancora, comunque, troppo rispetto per la politica. Faremo del nostro meglio per fare da ponte tra i palazzi nei quali si prendono le decisioni e le realtà sociali, le persone che oggi da quei luoghi si sentono escluse”.

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