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Perché serve un progetto per salvare le botteghe di montagna

(red.) A Puegnago del Garda presso Villa Galnica – sede del GAL GardaValsabbia2020 – giovedì 24 settembre 2020, è stato presentato il progetto di cooperazione interterritoriale “Una Montagna di Botteghe”, di cui il Gal GardaValsabbia2020 è capofila in partenariato con il GAL Valle Seriana e dei Laghi Bergamaschi e il GAL Valle Brembana 2020.

Il progetto, di durata biennale, intende porre al centro dei processi di sviluppo territoriali le botteghe, quali attività commerciali ma anche punti di accoglienza fondati sul valore umano e sul lavoro. Le botteghe di montagna, infatti, rappresentano spesso l’unico servizio presente nei territori marginali e, per questo motivo, sono fondamentali per il permanere delle comunità in tali aree.

Nello specifico, sul territorio del Gal Gardavalsabbia2020 nei prossimi mesi verranno coinvolte non solo le botteghe, ma anche bar e altri esercizi commerciali presenti nei comuni montani dell’alto Garda e della Valle Sabbia con particolare attenzione alle frazioni al di sopra dei 600 metri di altitudine. I soggetti coinvolti nell’iniziativa saranno parte di un processo partecipato finalizzato a costruire una rete sul territorio, rilanciando il sistema botteghe e valorizzando la loro valenza multifunzionale, evidenziando quindi il loro ruolo sociale e di accoglienza al turista.

La presentazione è iniziata con le parole di Giovanmaria Flocchini, presidente della Comunità Montana della Valle Sabbia e sindaco di Pertica Alta, il quale ha sottolineato l’importanza di trovare risposte comuni a problematiche che associano tutte le aree montane, in modo da creare una rete solida e nuove opportunità per i territori.
E’ intervenuto anche il presidente di Uncem nazionale, Marco Bussone, che ha illustrato la situazione, su scala nazionale, delle problematiche legate alla carenza di servizi nei territori marginali, le prospettive di crescita e le politiche attivate e orientate a sostenerne lo sviluppo.
Prima fra tutte, è stata presentata la problematica, comune a tutto il territorio nazionale, legata alla desertificazione del commercio di prossimità. Secondo i dati di Uncem infatti, sono 300 i comuni che non dispongono più di un negozio e di un bar, mentre sono 500 i comuni che ne dispongono meno di 2.

Le botteghe e le attività commerciali nei centri storici non sono fondamentali solo per l’acquisto di beni di consumo, ma diventano dei punti di riferimento e di ancoraggio del territorio stesso. Un ulteriore elemento di discussione è l’idea delle aree marginali come aree di passaggio, piuttosto che luoghi sociali ed economici attivi e vivi, idea contro la quale è necessaria una vera e propria battaglia culturale. Secondo Bussone sono quindi tre le sfide da portare avanti:
1. La creazione di una fiscalità differenziata e peculiare per dare respiro alle aree marginali;
2. Creare delle opportunità economiche innovative, come “tessere fedeltà” che accomunino una rete di comuni e attività commerciali;
3. Costruire una progettualità solida e a lungo termine a fronte delle risorse economiche disponibili.

Il progetto “Una montagna di botteghe” aspira quindi a diventare un progetto pilota, attraverso il quale diffondere dei casi studio di successo replicabili su tutto il territorio nazionale, per sviluppare un paese coeso e unito proprio dalla rete di paesi al suo interno.

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