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Roccafranca, Variante Pgt: “Contrari al consumo suolo”

L'amministrazione comunale ha dato l'ok alla variante del Pgt che consentirà (secondo le ipotesi) che 150mila mq di terreno agricolo diventeranno area produttiva. Alberti (M5S): "Ancora nulla è certo, ma vigilare sull'iter attuativo".

Roccafranca. Il comune di Roccafranca (Brescia) ha dato parere positivo alla Valutazione Ambientale Strategica della variante al Piano di Governo del Territorio. Il Pgt prevede un’importante trasformazione a nord del territorio comunale ai confini con Rudiano e Comezzano Cizzago, lungo la provinciale 72, visto che si ipotizza che 150mila mq di terreno agricolo diventeranno area produttiva.
Nei documenti si legge che l’area potrebbe ospitare non solo insediamenti industriali ma anche “attività integrate di servizi di logistica comprendenti movimentazione merci comprendenti magazzinaggio, deposito, lavorazione, assemblaggio, controllo, imballaggio, confezionamento e distribuzione”. L’ipotetico nuovo polo logistico disterà quindi meno di 2 km da quello già esistente di Chiari appena dopo il casello della BreBeMi. «L’ennesima cattedrale nel deserto- afferma Dino Alberti (M5S)- sta però già spaventando i cittadini di Roccafranca».

«Se un tempo i centri commerciali erano le galline dalle uova d’oro, oggi lo sono le logistiche. Proliferano richieste e progetti in ogni dove, motivate dalle più assurde convinzioni. Basta che a un paio di chilometri sia presente un’arteria autostradale che questa si tramuta, ma solo sulla carta, in opportunità di lavoro, sviluppo e progresso. Perché la realtà delle cose è ben diversa – spiega Alberti – Una ricerca di Polis Lombardia ha dimostrato che nel 2018 erano attive 10mila aziende del settore logistica e del trasporto merci su gomma impegnando 211mila lavoratori. Di questi solo un terzo era occupato nelle attività di magazzinaggio e supporto ai trasporti. Facendo un rapido calcolo, ogni capannone dedicato alla logistica occupava mediamente 7 persone che, rapportato al caso attuale di Roccafranca, significa oltre 21mila mq a dipendente. Stime di massima che però danno bene l’idea della non sostenibilità del nuovo progetto».

Il comune dal canto suo rivendica il fatto che l’operazione sia a zero consumo di suolo, ossia che la somma algebrica tra le aree già edificabili trasformate in non edificabili e di quelle agricole trasformate in produttivo è nulla.
Una spiegazione che non convince del tutto chiarisce Alberti: «Vero, anche qui, solo sulla carta. Le aree che oggi sarebbero edificabili sono infatti ancora libere da costruzioni, mentre l’intento dell’amministrazione è quello di sfruttare al massimo questa opportunità concentrando in un’unica zona la possibilità edificatoria, ottenendo così un certo e sicuro consumo di suolo che invece prima non c’era.

Cosa avrebbe potuto fare il comune per evitarlo? «Come prima cosa, declassare a non edificabili le aree che non ritiene più appetibili e contemporaneamente non trasformare altro suolo agricolo in edificabile. Così facendo avrebbe ottenuto un bilancio positivo rispetto al precedente Pgt utilizzando la carta delle Aas, le Aree Agricole di Salvaguardia. In alternativa avrebbe potuto conservare quel potere edificatorio, mal giocato, utilizzandolo per scopi ben più nobili come le strutture utili alla comunità» spiega Alberti. Oggi invece l’amministrazione comunale decide di bruciare 150mila mq di area che potevano diventare una palestra, una biblioteca, un centro di aggregazione o un parco attrezzato».

«Il fatto poi che in quell’area possa nascere un nuovo polo logistico non è poi da dare per scontato- continua il pentastellato- visto che la legge regionale 12 del 2005 sul Governo del Territorio, impone che il Pgt individui le aree da destinare ad attività produttive e logistiche da localizzare prioritariamente nelle aree oggetto di rigenerazione urbana. Questo significa che prima di realizzare nuovi capannoni andrebbe fatta una ricognizione accurata delle aree dismesse e degradate e fare di tutto perché esse siano rigenerate. Dai documenti pubblicati questo lavoro non appare, come non appare il tentativo di verificare se sul territorio esistono o meno queste aree da recuperare. È indubbio poi che quando il privato presenterà il proprio progetto, legato al nuovo polo, dovrà fare la ricognizione e motivare perché gli servono proprio quei 150mila mq di terreno agricolo».

«Contro l’idea del polo logistico a Roccafranca si sono già espressi Arpa, i comuni limitrofi, Legambiente e la Soprintendenza. La Provincia invece ha prodotto una serie di osservazioni che sono state recepite come prescrizioni e che tuttavia non renderanno facile l’iter per il suo insediamento»-conclude Alberti.

Ad opporsi, anche i piccoli proprietari terrieri che si vedranno espropriare i propri appezzamenti senza possibilità di poter contestare: «Di fatto sarà un esproprio camuffato. La trasformazione in terreno edificabile obbligherà i piccoli proprietari a dover pagare l’Imu, imposta dalla quale erano totalmente esenti prima dell’approvazione della variante», attacca il consigliere regionale. «Chi intende speculare su questa nuova area giocherà proprio sul fatto che i due ambiti agricoli che verranno trasformati in produttivo-logistico sono in realtà costituiti da una miriade di piccoli mappali intestati ad altrettanti proprietari. Non tutti saranno disposti a pagare l’Imu per il loro pezzo di terra soprattutto se quel piccolo appezzamento aumenterà di valore, come succederà, consentendo ai proprietari di mettere da parte una somma importante che, visti i tempi, torna sempre utile».

«Vero è- conclude Alberti- che la strada è ancora lunga, il parere positivo alla Vas della variante al Pgt è solo il primo passo, tutto deve essere ancora deciso ma le premesse non sono certo le più incoraggianti. Il mio invito a tutti i soggetti coinvolti è quello di vagliare con molta attenzione ogni decisione presa mettendo in primo piano la tutela del territorio accostandola all’inutilità soprattutto economica del progetto».

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