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Ghedi, protesta all’aerobase di Ghedi: “Stop alla guerra”

Trecento persone afferenti al "Comitato bresciano contro la guerra" hanno manifestato davanti alla base militare. "Italia fuori dalla Nato" tra gli slogan della protesta.

(red.) Bandiere della pace, cartelloni e slogan. E’ andata in scena domenica pomeriggio la protesta pacifica all’esterno dell’aerobase di Ghedi, nel bresciano, cui hanno partecipato circa 300 persone che hanno aderito alla manifestazione promossa dal “Comitato bresciano contro la guerra” che riunisce una ventina di realtà pacifiste del territorio e movimenti dell’estrema sinistra.

Al grido di “Fuori dalla guerra, fuori dalla Nato e fuori la Nato dall’Italia”, i manifestanti (aderenti a diverse realtà politiche, ambientaliste e del sociale) hanno protestato contro la guerra in atto tra Russia ed Ucraina, ma anche contro i rifornimenti di armamenti bellici che, dall’Italia, sono stati inviati nel paese sotto attacco.
La protesta in via Castenedolo è stata disertata dai cattolici di Pax Christi, da sempre molto attivi sul fronte di Ghedi e Aviano (dove si trova un’altra base Nato che custodisce, come quella della Bassa, testate nucleari). La spiegazione è stata data da Mauro Scaroni che ha stigmatizzato il fatto che “il Comitato ha fatto tutto senza avvisarci, senza condividere con noi la piattaforma”.
La protesta è anche contro la presenza stessa della base militare da dove, ricordano i pacifisti, sono decollati voli strategici durante i conflitti di Iraq, ex Jugoslavia, Libia e per la presenza di testate nucleari che costituiscono un potenziale pericolo per i cittadini. La manifestazione, accompagnata dalla colonna sonora del gruppo milanese la «Banda degli ottoni a scoppio», ha visto la partecipazione di giovani, anziani ed anche bambini, muniti di bandiere della pace e di cartelloni inneggianti alla pace e al rifiuto di ogni guerra.

Indice puntato, in particolare, contro il mancato rispetto della Costituzione e della legge 185 “che vieta di fornire armi ai paesi in guerra e che non rispettano i diritti umani”, ma, anche, contro l’allargamento della Nato ai paesi dell’Est Europa e contro le sanzioni economiche alla Russia, definite “benzina sul fuoco” del conflitto.

 

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