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Fanghi tossici, Provincia di Brescia verso revoca dell’Aia alla Wte

Secondo il Corsera-Brescia, il Broletto ha avviato il percorso per annullare l'autorizzazione allo stabilimento.

(red.) Si torna a parlare della vicenda della Wte, l’azienda di trattamento dei fanghi che, secondo l’accusa, in realtà non avrebbe trattato a dovere i materiali, poi sparsi per 150 mila tonnellate su migliaia di ettari di terreni agricoli in tutto il nord Italia, anche con la compiacenza dei proprietari. Lo stesso stabilimento si era rivolto al tribunale del Riesame di Brescia per chiedere il dissequestro degli impianti di Quinzano, Calcinato e Calvisano, ma il giudice l’ha respinto e quindi le sedi restano chiuse. Ma non solo, perché è a rischio la stessa riapertura della Wte.

Secondo quanto scrive il Corriere della Sera-Brescia, la Wte sarebbe “un pericolo per l’ambiente”. E questo si aggiunge al fatto di quanto era stato scoperto, con lo spandimento dei fanghi tossici tra Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto tra il 2018 e il 2019. Per questo motivo, come dice lo stesso quotidiano bresciano, la Provincia di Brescia avrebbe fatto partire il percorso per revocare l’autorizzazione integrata ambientale della Wte e di fatto impedirgli di riaprire almeno a breve.

In base ai dati del Broletto, proprio l’Aia in corso sarebbe stata molte volte non rispettata. E tra l’altro alla fine di marzo lo stesso stabilimento si era rivolto alla Provincia per chiedere di rivedere la stessa autorizzazione. Dalla Provincia emerge come sia stato chiesto più volte alla ditta di trattamento dei fanghi di ridurre gli odori, ma si è scoperto che quei materiali non venivano trattati come previsto dalla legge.

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