Bambina morta investita a Bagnolo Mella, oggi interrogatorio

La procura ha sequestrato anche il cellulare dell'investitore: era impegnato al telefono prima dell'incidente?

(red.) Questa mattina, mercoledì 8 luglio, in procura a Brescia sarà sentito per l’interrogatorio di convalida dell’arresto il 43enne che domenica sera 5 luglio ha travolto e ucciso la piccola Manar di 9 anni in viale Italia a Bagnolo Mella, nella bassa bresciana. L’uomo, residente in città con la compagna e due figli, si era visto concedere i domiciliari nonostante l’accusa di omicidio stradale aggravata dall’omissione di soccorso. Ma la legge, visto che l’uomo si è costituito prima di 24 ore dal momento dei fatti, prevede questa possibilità. Nell’interrogatorio di oggi il giudice e il magistrato chiederanno all’uomo cosa sia successo quella sera e per quale motivo non sia stato in grado, come aveva rivelato il 43enne, di essersi accorto di quanto aveva commesso.

L’uomo aveva detto di aver bevuto in compagnia di un amico durante la giornata sul lago di Garda dove avrebbe svolto alcuni lavori a una roulotte. E si sarebbe fermato in un altro bar nel momento di riportare a casa l’amico con cui avrebbe lavorato. E di sera era avvenuto l’incidente mortale, anche se il 43enne era tornato a casa come se nulla fosse. Salvo poi presentarsi la mattina successiva in procura per costituirsi. L’uomo è stato sottoposto ai test dell’alcol e della droga, ma i risultati non sono ancora disponibili. E nel frattempo la procura ha anche sequestrato il cellulare e l’auto all’uomo. In particolare, si vuole capire se il 43enne al momento di travolgere la bambina fosse impegnato al telefono a messaggiare, conversare o navigare in internet.

Ed è stata anche disposta una perizia per accertare la velocità con cui il veicolo si stava muovendo. La sensazione, infatti, è che l’uomo corresse e abbia avuto un movimento repentino durante la corsa, colpendo in pieno la bambina che con il resto della famiglia stava attraversando sulle strisce pedonali. Da alcuni riscontri, sembra che l’uomo sia stato avvertito dalla compagna del fatto che gli inquirenti stavano cercando il pirata della strada. E quando il 43enne ha notato che uno specchietto si era rotto, avrebbe compreso e si sarebbe recato in procura. In attesa di nuovi sviluppi, gli inquirenti saranno orientati a chiedere il processo per l’uomo e nel quale l’Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale ha già annunciato di volersi costituire parte civile.

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