Sequestro della Dia a Giovanni Pilo, anche un terreno a Dello

Nel paese della bassa bresciana sigilli a un terreno di proprietà dell'imprenditore legato a Cosa Nostra.

(red.) Nelle ore precedenti a mercoledì 17 giugno la Direzione investigativa antimafia di Palermo ha eseguito un decreto di sequestro nei confronti di Giovanni Pilo, 83enne, imprenditore edile palermitano residente a Guidonia Montecelio, in provincia di Roma. Il provvedimento – si legge in una nota della Dia – è stato emesso dalla Prima Sezione Penale e Misure di Prevenzione del tribunale di Palermo su proposta del direttore della Dia d’intesa con il pubblico ministero Dario Scaletta e del procuratore aggiunto Marzia Sabella. Un provvedimento che ha colpito anche il territorio bresciano, in particolare a Dello, nella bassa.

Giovanni Pilo, nel 1976 e nel 1985, fu sottoposto a sorveglianza speciale perché l’autorità giudiziaria aveva ritenuto sussistere nei suoi riguardi gravi indizi di appartenenza a Cosa Nostra. Si parla di collegamenti accertati con Calogero D’Anna, esponente mafioso della famiglia di Terrasini, rapporti intrattenuti con la famiglia Gambino e quindi componente della Commissione provinciale di Palermo di cosa nostra – la Cupola e degli stretti rapporti intercorsi con Francesco Cinà, esponente mafioso della famiglia di San Lorenzo. A seguito delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno e Salvatore Anselmo, fu rinviato a giudizio nell’ambito del maxi-processo e successivamente condannato a 7 anni di reclusione per partecipazione ad associazione mafiosa.

Le odierne indagini patrimoniali, svolte dalla Dia, hanno consentito di ricostruire la carriera professionale di Giovanni Pilo, schierato, nel corso della seconda guerra di mafia degli anni ’80, dalla parte dei Corleonesi che scelsero di farsi affiancare anche da costruttori edili per il controllo dell’urbanizzazione selvaggia ed il conseguente avvio di progetti speculativi ai danni del capoluogo siciliano. Coerentemente con gli obiettivi strategici di politica anticrimine definiti dall’Autorità di Governo, la DIA ha orientato in via prioritaria la sua attività verso l’aggressione di patrimoni illeciti. Pilo, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Palermo Resuttana, finanziò le sue iniziative imprenditoriali con capitali illeciti e trasse un vantaggio concorrenziale nello svolgimento della sua attività grazie all’appoggio della mafia, in quanto collettore degli interessi di cosa nostra nell’ambito delle attività imprenditoriali nel settore delle costruzioni edili ed immobiliari.

In tal senso, hanno reso dichiarazioni numerosi collaboratori: Francesco Onorato, Giovanni Brusca, Angelo Siino, Antonino Avitabile, Giuseppe Marchese, Salvatore Cancemi, Calogero Ganci, Giovan Battista Ferrante, Francesco Paolo Anzelmo. Gli accertamenti svolti hanno, inoltre, disvelato una netta sperequazione fra i redditi dichiarati da Pilo rispetto agli acquisti effettuati e agli investimenti sostenuti per l’attività d’impresa. Ciò ha indotto il tribunale della prevenzione a concordare con la Dia sul fatto che i capitali utilizzati fossero di provenienza illecita e a disporre, conseguentemente, il sequestro dei sui beni e di quelli intestati alla coniuge e al figlio, stimati in 30 milioni di euro. Quindi, un intero capitale sociale e relativo compendio aziendale di cinque società di capitali con sede a, Roma, quote di partecipazione in due società di capitali, operanti nel settore immobiliare e delle costruzioni edili, due strutture ricettive alberghiere a Ladispoli e Guidonia Montecelio, 38 immobili, alcuni locali commerciali e quattro terreni a Palermo, Terrasini, San Vito lo Capo Roma e Dello, nel bresciano e una grande villa ubicata a Mondello, oltre a sei rapporti bancari e cinque polizze vita.

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