Desenzano, 500 firme contro il maxi incubatoio vicino al Lavagnone

Il progetto è già autorizzato e prevede un impianto a 120 metri dal sito Unesco. I cittadini chiedono di valutare alternative e maggiori tutele per l’area archeologica.

Desenzano del Garda.  A Desenzano del Garda (Brescia) cresce la mobilitazione per il futuro del Lavagnone, il sito archeologico riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Al centro della protesta c’è la costruzione, già autorizzata, di un maxi incubatoio avicolo che dovrebbe sorgere a circa 120 metri dall’area archeologica.
Il progetto osserva formalmente la fascia di rispetto prevista e l’edificio verrebbe realizzato all’esterno del sito tutelato. È però proprio la vicinanza al Lavagnone a sollevare le perplessità di una parte della cittadinanza, che contesta soprattutto l’opportunità di realizzare un impianto di queste dimensioni a ridosso di un luogo di rilevanza internazionale.
La mobilitazione è partita con una petizione online che, in appena un giorno, ha raccolto circa 500 firme.
Nel frattempo, alcuni esperti legali stanno esaminando gli atti e le autorizzazioni per verificare se esistano margini per fermare l’intervento, modificarlo o almeno ridimensionarlo.
Il progetto prevede la realizzazione di un edificio agricolo di 6.278 metri quadrati, distribuito su due piani e con un’altezza di circa 9 metri. L’impianto dovrebbe essere destinato all’incubazione di circa 150 mila uova alla settimana, con una produzione media indicata in 21.428 pulcini al giorno.
La promotrice della petizione, Anna Campigotto, chiede di valutare anche una diversa localizzazione dell’impianto oppure una revisione del progetto, con criteri di tutela più stringenti per l’area circostante il sito archeologico.
Nel testo della petizione viene sottolineato come il Lavagnone non possa essere considerato una semplice area agricola. Tra le criticità evidenziate ci sono la necessità di salvaguardare l’equilibrio idrologico della zona, il consumo di suolo, l’aumento del traffico legato ai mezzi pesanti, il consumo di acqua e la gestione dei reflui.
I firmatari richiamano inoltre i possibili effetti sul paesaggio e sull’ecosistema, oltre alle emissioni odorigene legate all’attività produttiva.
Si tratta di aspetti che, viene ricordato, sono già stati valutati nell’ambito delle procedure autorizzative. La protesta nasce quindi soprattutto da una questione di opportunità e compatibilità con il valore dell’area, anche alla luce degli investimenti pubblici effettuati negli anni per valorizzare il sito archeologico.
La raccolta firme prosegue online e i promotori invitano i cittadini a sostenere la richiesta di una maggiore tutela del Lavagnone. La Petizione «Salviamo il Lavagnone» è attiva su Change.org.

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