In consiglio comunale passa la mozione sull’antisemitismo, attivisti trascinati fuori dall’aula

Hanno detto sì l'opposizione di centrodestra, il Pd e Azione: 26 favorevoli, 3 contrari e 3 astenuti. Secondo uno dei punti più controversi del documento "il boicottaggio o il disinvestimento di prodotti, istituzioni o università israeliani è da ritenersi un esempio di antisemitismo'.

Brescia. Alla fine nel consiglio comunale di lunedì la controversa mozione sulla definizione di antisemitismo proposta dall’IHRA è stata approvata. Subito dopo la votazione è scoppiata una protesta in aula, la seduta è stata sospesa e gli attivisti sono stati trascinati fuori dalle forze dell’ordine.
Il documento, che si basa sulla strategia nazionale di lotta all’antisemitismo, è stato approvato con 26 favorevoli, 3 contrari e 3 astenuti. Hanno votato a favore i consiglieri del centrodestra, del Pd (escluso Andrea Curcio, che non ha partecipato al voto) e di Azione. Hanno votato contro i consiglieri Francesco Catalano di Al Lavoro con Brescia, Valentina Gastaldi di Bresciattiva e Arshad Mahomood di Brescia Capitale. Astenuti infine i consiglieri della lista civica della sindaca Castelletti Raisa Labaran, Iyas Askhar e Francesco Patitucci.
La discussione avrebbe dovuto svolgersi nel pomeriggio, ma l’orario è stato anticipato all’ultimo minuto. Secondo alcuni si sarebbe trattato di una mossa per evitare le contestazioni che si erano già verificate in passato. Ciononostante alcuni militanti dei Giovani Palestinesi d’Italia e dell’Associazione Diritti per Tutti sono riusciti ad assistere alla discussione e a gridare il proprio dissenso dopo l’approvazione.
La seduta del Consiglio comunale è stata sospesa e chi protestava è stato trascinato fuori dagli agenti. I consiglieri che si sono opposti hanno poi pubblicato un comunicato nel quale spiegano le ragioni della loro scelta.
La definizione dell’Ihra é riduttiva, limitante ed è stata facilmente strumentalizzata per colpire la libertà d’espressione individuale e collettiva”, hanno dichiarato. “Inoltre nel documento si legge che ‘boicottaggio, disinvestimento e sanzioni di istituzioni, università o prodotti israeliani sono da ritenersi esempi di antisemitismo’. La pratica del boicottaggio è una modalità di protesta pacifica, usata spesso, che rientra nelle libertà di scelte personali. Allo stesso tempo manca ogni riferimento alle responsabilità italiane nella diffusione dell’antisemitismo e alla realizzazione dello sterminio avvenuto nei campi di concentramento”.

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