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Niente servizio al banco per i bar: “Provvedimento punitivo ingiustificato”

(red.) “La circolare del 24 aprile con cui il Ministero dell’Interno ritiene che il DL “Riaperture” vieta ai bar la possibilità di effettuare la somministrazione al banco è giuridicamente incomprensibile e non ha alcun fondamento di sicurezza sanitaria”. Lo sostiene in una nota stampa Confcommercio Brescia. “Si tratta di un’interpretazione che nessuno si aspettava considerando che il decreto non esclude espressamente il consumo al banco ma, al contrario, ha voluto specificare con quali modalità può avvenire il consumo al tavolo (esclusivamente all’esterno fino al 31 maggio)”.

D’altra parte, dopo 14 mesi di blocco delle attività di ristorazione, almeno l’aspettativa di una regolamentazione puntuale non dovrebbe essere tradita: in zona gialla i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco anche in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce, che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi. In sostanza, stando alla circolare del Ministero dell’Interno, la somministrazione al bancone non si potrà fare prima del 1° luglio, mentre a partire dal 1° giugno sarà possibile consumare al chiuso ma al tavolo.

«È un attacco al modello di offerta del bar italiano» – dichiarano il presidente di Confcommercio Brescia Carlo Massoletti ed il presidente del Sindacato provinciale Pubblici Esercizi – Fipe Michele Masserdotti – «che si differenzia da quelli degli altri Paesi proprio perché basato sul consumo al banco. Un provvedimento punitivo ingiustificato anche sotto il profilo scientifico sui rischi sanitari che si corrono. Anzi la scienza continua a sostenere che il rischio di contagio cresce con l’aumento del tempo di contatto».

Per dare voce agli oltre 3.000 bar del nostro territorio, Confcommercio Brescia, con il Sindacato provinciale Pubblici Esercizi, si associa alla richiesta della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi – Confcommercio Imprese per l’Italia) di un intervento urgente da parte del MISE, il Ministero dello Sviluppo Economico, perché ormai il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta economica di un intero settore produttivo.

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