Impianti sci restano chiusi, gestori in subbuglio: “Questa è la mazzata finale”

Tutti sono concordi nel contestare un'ordinanza arrivata a sole 12 ore dall'apertura degli impianti prevista oggi.

(red.) Circola rabbia, il senso della beffa, ma anche dell’essere stati presi in giro e illusi tra i gestori e titolari degli impianti di sci dopo l’ordinanza, arrivata solo ieri sera, domenica 14 febbraio, sulla non possibilità di riaprire gli impianti che dovevano farlo da oggi, lunedì 15. Che qualcosa si stesse muovendo era già emerso nel corso della mattina quando il consulente scientifico del Ministero della Salute Walter Ricciardi rilasciava delle dichiarazioni sostenendo la necessità di un lockdown totale in Italia. Subito dopo anche Andrea Crisanti e il Comitato tecnico scientifico hanno sostenuto che “riaprire gli impianti da sci in questo periodo, con il rischio varianti, sarebbe una follia“, salvo poi vedere che il Cts demandava la decisione alla politica.

E proprio ieri intorno all’ora di cena il ministro confermato Roberto Speranza nel nuovo governo Draghi ha firmato un’ordinanza per stoppare almeno fino al 5 marzo, quando scadrà l’attuale dpcm, la riapertura degli impianti e di fatto portando alla chiusura della stagione che non era nemmeno iniziata. E i gestori sono critici sul fatto che solo sette giorni prima proprio il Comitato tecnico scientifico aveva dato l’assenso a riaprire gli impianti nelle zone gialle, quindi anche nella nostra Lombardia. E considerando che le vette principali e più frequentate sono quelle bresciane, si spiega il motivo delle critiche che arrivano dalla nostra provincia.

Adamello Ski, nel momento in cui di mattina si stavano diffondendo le voci di Ricciardi e del Cts, nel primo pomeriggio aveva chiuso la prevendita degli skipass online che erano stati venduti per 7 mila al giorno. Contestazioni anche da Borno, Montecampione e Aprica. Così chi ha assunto addetti ora si vede costretto a licenziarli senza farli nemmeno iniziare a lavorare. Una situazione che riguarda anche i maestri di sci che dovranno restare fermi. Tra l’altro proprio tra oggi, lunedì 15 e domani, martedì 16 febbraio, era previsto il tutto esaurito, nei limiti delle restrizioni, in corrispondenza con le vacanze di carnevale.

Diversi rifugi in quota avevano acquistato provviste che ora si renderanno inutili. Rabbia e critiche arrivano anche dal Maniva dove tra l’altro sabato sera era arrivata l’ordinanza della Provincia per consentire di riaprire la strada dopo la minaccia di una valanga. Il comprensorio Maniva Ski dice di aver pagato 800 mila euro per riprendere l’attività e con skipassi tutti prenotati, comprese le lezioni di sci. Ora, mentre il settore è in subbuglio e con un coro di polemiche anche politiche, attendono almeno ristori rapidi e nella misura adeguata.

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