Vaccino antinfluenzale, appello ai cittadini: “In farmacia non li abbiamo”

Solo dal 18 novembre arriveranno nuove scorte per la Lombardia. E alle rivendite potrebbero arrivarne solo 10.

(red.) Il ritardo con cui la Regione Lombardia si è approvvigionata dei vaccini antinfluenzali sta sempre più emergendo anche in questi giorni intorno a mercoledì 11 novembre nel momento in cui, almeno in passato, l’attività vaccinale era nel pieno dell’esecuzione. Stavolta si è in ritardo, soprattutto in un periodo drammatico connesso alla seconda ondata della pandemia da Covid-19 e con l’invito a più persone possibili di sottoporsi al trattamento per evitare di sovrapporre i sintomi dell’influenza a quelli del nuovo coronavirus. Come di consueto la campagna è iniziata dalle categorie fragili, ma anche loro sono in attesa di nuove scorte.

Tanto che l’Ordine dei Farmacisti della provincia di Brescia e Federfarma hanno lanciato un appello rivolto ai cittadini per chiedere di non andare in farmacia a prenotare il vaccino “visto che non c’è stato ancora consegnato”. L’altro giorno, lunedì 9 novembre, si sono concluse le scorte destinate alle categorie fragili e ora si attende il 18 quando saranno terminate le procedure di dogana per un grosso quantitativo di nuove scorte in Lombardia. Sarà quello il giorno in cui i medici di base potranno iniziare a ordinare i vaccini. E questo si spiega col fatto che altre regioni italiane si sono mosse per tempo sul mercato nazionale, inducendo il Pirellone a rivolgersi all’estero.

Dal punto di vista del calendario, i prossimi vaccini in arrivo proprio dal 18 continueranno a essere destinati ai più fragili (al momento l’hanno ricevuto intorno al 10-15%) e sottoposti dai medici di base e nei punti dedicati. Nello stesso periodo anche ai bimbi, alla fine di novembre agli operatori sanitari e a inizio dicembre per la fascia dai 60 ai 64 anni. Infine, da metà dicembre per tutti gli altri, gli “attivi”. Ma proprio per questi le farmacie ipotizzano di ricevere non più di dieci dosi ciascuna e “se questi sono i numeri – dicono da Federfarma – ci rifiuteremo, sono troppo pochi”.

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