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Riva Acciaio, gli operai in piazza a Brescia

Dopo i presidi in Valcamonica i lavoratori delle acciaierie hanno deciso di spostare la protesta in città. Intanto l'azienda comunica l'impossibilità di pagare i fornitori.

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(red.) Dalla Valcamonica la protesta si sposta in città. I 436 operai delle acciaierie camune, di proprietà della famiglia Riva, sono partiti alle 8 della mattinata di mercoledì dal piazzale antistante lo stabilimento di Cerveno in direzione di Brescia. Alle 10 circa è iniziato il presidio davanti alla rotonda del casello autostradale di Brescia centro. Il sindacato spiega la proprie ragioni in un comunicato che manifesta l’intenzione di non rassegnarsi alla chiusura dei cancelli dei tre stabilimenti siderurgici, che vantano ancora ordinativi da adempiere. Anche la Federacciai, in una nota rilasciata dal presidente Antonio Gozzi, manifesta la perplessità di tutto il settore ed esprime la fiducia in una pronta ripresa del lavoro.
A Questo proposito l’associazione degli acciaieri ha chiesto un incontro con il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e il premier Enrico Letta. A complicare la vicenda l’ambiguità della dirigenza dell’azienda. Quest’ultima se da una parte si è mostrata disponibile al dialogo per la riapertura degli stabilimenti del Nord, ha comunicato contemporaneamente la sospensione dei pagamenti ai fornitori. Martedì, infatti,  i Riva hanno dichiarato di non poter provvedere ad alcun corrispettivo per mancanza di liquidità.
Le cause sarebbero i sequestri operati dalla procura alle proprietà della ditta. Il blocco delle attività delle acciaierie Riva rischia dunque di mandare in crisi l’intero indotto, costituito in molti casi da piccole imprese impossibilitate a far fronte a una duratura mancanza di denaro.

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