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Coccaglio, famiglia sfrattata dorme in auto

Il nucleo di origine tunisina, padre, madre e 4 figli, protesta davanti al Comune chiedendo il rispetto degli accordi presi con la prefettura. Il sindaco: «Fatto tutto il possibile».

(red.) Ancora emergenza casa nel Bresciano, dove lo scorso anno sono state ben 2303 le procedure di sfratto avviate.
In attesa, lunedì 16 settembre 2013, di quella che l’Associazione Diritti per tutti e il Comitato provinciale contro gli sfratti annunciano come la “giornata campale degli sfratti”, con ben cinque picchetti, tutti a Brescia città, da Coccaglio arriva un’altra storia. Giovedì notte Saidane Sahbi, la moglie Zhora e i quattro figli di 1, 4, 6 (malato di anemia marziale) e 7 anni hanno dormito in auto fuori dal Municipio. «La famiglia di Saidane, muratore tunisino in Italia da vent’anni e senza lavoro da quasi tre, è lo specchio di quanto accade a migliaia di persone, ogni giorno, tra indifferenza ed emergenza quotidiana» affermano gli attivisti.
Dopo aver bloccato più volte il suo sfratto, la scorsa primavera famiglia e attiviste e attivisti di Diritti per tutti e Comitato contro gli sfratti avevano strappato un accordo all’Amministrazione leghista. L’intesa, sottoscritta in Prefettura, prevedeva la possibilità per Saidane e famiglia di restare nell’abitazione di via Gramsci fino a giugno, per consentire ai bambini di concludere l’anno scolastico.
«A quel punto- prosegue il racconto di Diritti per tutti- il rientro estivo in Tunisia e, da settembre, una nuova abitazione, recuperata dal Comune stesso. Ieri, l’amara sorpresa: la casa a Coccaglio non c’era, l’unica soluzione – si fa per dire – è a Lumezzane, un appartamento da condividere con un altro nucleo, una soluzione inaccettabile per una famiglia, come quella di Saidane, già composta da sei persone. Per questo, dopo la notte in auto fuori dal Comune, venerdì mattina la richiesta pressante di un incontro con il sindaco locale, Franco Claretti, per una soluzione dignitosa e duratura».
Da parte sua l’amministrazione comunale afferma di «avere fatto tutto il possibile» per il nucleo familiare. Il sindaco di Coccaglio, Franco Claretti ha voluto evidenziare che alla famiglia tunisina  sono stati concessi «6.500 euro di contributi, biglietti diandata e ritorno per la Tunisia, e la precedente proprietaria ha abbuonato loro 20mila euro di affitto pregresso». La soluzione abitativa proposta alla famiglia a Lumezzane, ha spiegato ancora il primo cittadino, è stata respinta nonostante l’anticipo di dieci mensilità di affitto e bollette.
Per l’associazione Diritti per tutti, che ha incontrato il sindaco Claretti nella mattinata di sabato, «il rifiuto della famiglia verso la soluzione di coabitazione trovata a  Lumezzane non è una questione di ubicazione: la casa può essere a Lumezzane, come in qualsiasi parte della provincia; la famiglia inoltre  è pronta anche a sopportare disagi e sacrifici. Abbiamo rimarcato, però, che ogni soluzione prospettata deve rispettare  la legge sulle idoneità alloggiative richieste agli immigrati e sui  requisiti riguardanti le metrature che in Lombardia sono di 14 metri  quadri a testa per le prime 4 persone e 10 per le successive più una  serie di garanzie igieniche (numero di bagni con determinata metratura)».
Gli attivisti ricordano poi che «la tristemente nota “Operazione White Christmas” prevedeva proprio una  verifica generalizzata anche delle idoneità abitative e del  sovraffollamento sul territorio di Coccaglio».
«Claretti, invece- sottolineano gli attivisti-  quando gli fa comodo se ne infischia delle leggi che  il suo partito (la Lega Nord) ha fatto votare qui in Lombardia . Scarica  una irregolarità, anzi una illegalità, su un’ altra amministrazione,  quella di Lumezzane, che potrebbe far intervenire la polizia locale per  imporre lo sgombero di un’abitazione in stato di sovraffollamento. Fa finta di dimenticare, inoltre, che senza i requisiti di legge e  l’idoneità alloggiativa non viene concessa la residenza e, quindi, non  vengono rilasciati i necessari certificati indispensabili per vivere in  questo paese (ad esempio è impossibile avere il rinnovo del permesso di  soggiorno, ecc.). Viste le differenze di vedute, gli abbiamo chiesto di porre la questione  agli altri firmatari dell’accordo: prefettura, questura, carabinieri», ma secondo quanto riporta Diritti per tutti, il sindaco «si è rifiutato! È ha continuato a disinteressarsi delle condizioni  igieniche e di salute dei minori che per tutto il giorno stanno per  strada davanti al Comune. violando un altro dei suoi obblighi di sindaco che deve tutelare i minori».
Lunedì 16 settembre, “Diritti per tutti”, alle 10,30, ha indetto un picchetto antisfratto, in via Borsi 19 a Brescia per illustrare il bilancio di un anno di campagna
“Stop agli sfratti” «con 130 azioni di lotta per il diritto alla casa e la perdurante situazione di vera e propria emergenza; solo nella giornata di lunedì 5 sfratti saranno bloccati in diversi quartieri della città di Brescia». Saranno presentate anche le proposte degli attivisti alla nuova amministrazione per affrontare con provvedimenti efficaci il dramma degli sfratti per morosità incolpevole.

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