Vivisezione, 32 beagle consegnati alla Glaxo

L'ex cliente di Green Hill, secondo le associazioni animaliste, "fa incetta di essere viventi per testare farmaci per pressione, emicrania, antitrombosi e malattie psichiatriche".

(red.) Torna a salire la protesta contro Marshall Bioresources, l’azienda cui fa capo anche Green Hill di Montichiari, allevamento bresciano di cani beagle finito al centro di una complessa vicenda giudiziaria.
Davanti a Glaxo Verona, l’associazione Frecci 45 ha organizzato presidi da mercoledì 20 marzo a sabato 23 marzo, dalle 9 alle 23 contro l’arrivo di 32 cani destinati alle sperimentazioni scientifiche della multinazionale. Gli animali, come riferisce il “Coordinamento Fermare Green Hill”, sono arrivati a bordo di furgoni di Green Hill.
“Il 6 marzo”, affermano gli attivisti, “abbiamo diffuso sui media e sui nostri canali la notizia dell’arrivo di otto cani beagle presso gli stabilimenti Menarini / RTC di Pomezia, provenienti dal Belgio.
Mentre le associazioni ed i moltissimi volontari giunti da tutta Italia presidiavano il Gruppo di Pomezia, riuscendo a salvare quei cani dalla vivisezione, un’altra Società Farmaceutica importava in Italia 32 beagle diretti alla sperimentazione. Le due Società”, affermano gli animalisti, “hanno un denominatore comune fondamentale: sono ex clienti dell’ormai noto allevamento Green Hill di Montichiari”.
“I 32 beagle”, continua il racconto del Coordinamento, “sono giunti all’interno della multinazionale di origine britannica Glaxosmithkline S.p.A. in via Alessandro Fleming a Verona, il cui Centro Ricerche è ora di proprietà della Società americana Aptuit. Il gruppo Glaxo è autorizzato dal Ministero della Salute  a compiere esperimenti su molti animali tra cui: ratti, topi, ma anche cani, gatti e scimmie del nuovo mondo”.
“I cani”, riferiscono gli attivisti di ‘Fermare Green Hill’, “verrebbero testati per farmaci sulla pressione, per l’emicrania, l’antitrombosi e psichiatrici.Sui beagle, il laboratorio di Verona cerca di riprodurre le malattie inducendole artificialmente. Per imitare le malattie del cuore i ricercatori stringono con un filo le arterie coronariche”. “Sarà questa la fine che faranno i 32 cuccioli?” di domandano gli animalisti che sottolineano che “Il Gruppo Glaxo è stato autorizzato, sempre dal Ministero della Salute, a compiere esperimenti senza anestesia (deroga art 9, Decreto Legislativo 27.01.92, n. 116)”.
“In Italia”, viene spiegato, “i cani utilizzati nella sperimentazione sono circa 600 ogni anno, a cui debbono aggiungersi più di 500 scimmie (http://www.izs.it/bollettino_segn_legislative/bollettini_2011/marzo_11/3_sperimentazione%20animale.pdf). L’arrivo di questi cani è solo la punta di un sistema che ogni anno vede morire 900.000 animali di varie specie nei laboratori italiani. Il tema della vivisezione è scottante e le industrie farmaceutiche hanno paura, annullano i voli della tortura ed ipotizzano come raggirare controlli, comunicazioni ed autorizzazioni”.
“Dopo lo svuotamento di Green Hill e la liberazione dei beagle, il movimento di attivisti e l’appoggio dell’opinione pubblica sono riusciti più volte a bloccare i viaggi della morte. Il caso degli 8 beagle di Pomezia è l’ennesimo esempio. Speriamo di poter liberare anche i 32 di Verona”, affermano le associazioni che hanno divulgato la notizia.

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