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Green Hill: “Unico obiettivo è chiuderci”

Per l'azienda di Montichiari "non interessa il benessere degli animali". Chi protesta, dicono dall'allevamento, "ha perso di vista l'obiettivo". "Basta violenza e minacce".

(red.) Se Green Hill dovesse chiudere, la sperimentazione animale non si fermerebbe e quindi gli attivisti farebbero meglio a ricalibrare il proprio obiettivo. E’ quanto sostengono i vertici della stessa Green Hill, l’azienda che alleva cani beagle per la vivisezione a Montichiari (Brescia).
Secondo l’azienda, la mobilitazione ha ormai coinvolto ”professionisti della protesta, una minoranza violenta, aggressiva e intollerante”.
Ormai ”si è perso di vista l’obiettivo etico, e pure condivisibile, del benessere animale”, ha detto il responsabile veterinario dell’allevamento”. “Non si parla più di fermare la sperimentazione sugli animali, si vuole solo chiudere Green Hill”.
Proseguono intanto le manifestazioni contro la filiale della multinazionale Marshall con lo sciopero della fame indetto dall’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa): da lunedì 14 maggio gli animalisti  inizieranno uno sciopero della fame a staffetta per almeno un giorno alla settimana per chiedere la chiusura di Green Hill e di tutti gli altri allevamenti di animali destinati alla vivisezione e sperimentazione presenti sul territorio italiano. La protesta si protrarrà a oltranza, hanno fatto sapere gli organizzatori, fino a quando il Senato non avrà votato la norma che prevede la chiusura dell’allevamento di Montichiari (Brescia) e il divieto di aprire altri allevamenti sul territorio nazionale.
I vertici dell’azienda hanno voluto anche farsi portavoce del disagio degli abitanti di Montichiari: ”I cittadini sono esausti”, dicono da Green Hill, “stufi di essere sbattuti in prima pagina, di ritrovarsi muri imbrattati, auto danneggiate, di ricevere telefonate minatorie”.
E il timore è che la tensione continui a salire man mano che ci si avvicina al 16 maggio, quando la XIV Commissione del Senato discuterà l’emendamento alla Direttiva comunitaria che vieterebbe in Italia l’allevamento di cani, scimmie e gatti per la vivisezione.
”Se dovesse essere approvato”, ha spiegato l’amministratore di Green Hill, “l’Italia dovrebbe pagare sanzioni per centinaia di migliaia di euro al giorno, perchè l’emendamento è in contrasto con la norma europea da recepire”. E in caso di approvazione? ”Presenteremo ricorso alla Commissione europea”, ribattono dall’azienda.

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