Blitz contro Green Hill, liberati alcuni cuccioli

Alcuni manifestanti hanno eluso il cordone di sicurezza della polizia e sono entrati nell'allevamento, liberando alcuni anmali tenuti nelle gabbie.

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(red.) Blitz di un gruppo di attivisti all’interno dell’allevamento Green Hill di Montichiari, in provincia di Brescia. Alcuni cittadini sono riusciti ad entrare nello stabile dove vengono tenuti i cani e hanno liberato circa una trentina di cuccioli di beagle, allevati per la  la sperimentazione farmaceutica. Nel corso della manifestazione di protesta organizzata nel pomeriggio di sabato da Occupy Green Hill, il gruppetto di militanti si è staccato dal corteo ed è riuscito a eludere il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine. Quando i manifestanti hanno visto le bestiole è scoppiato un boato di approvazione verso le persone che avevano realizzato l’incursione.
“Siamo sempre più vicini ad ottenere la chiusura di Green Hill”,  si legge sul sito web di Occupy, “presto una legge vieterà loro di allevare e vendere i cani ai laboratori, obbligandoli così a lasciare la sede di Montichiari dove operano da oltre 12 anni. Ma tutto questo, purtroppo, non dà alcuna speranza al momento per i cani attualmente reclusi che restano proprietà di Marshall Farm”.
“Dopo aver portato la lotta contro Green Hill in tutte le piazze italiane il 3 Marzo, pensiamo sia ora di passare a una fase successiva, cioè quella in cui abbiamo il dovere di lottare affinché non solo Green Hill chiuda, ma che i cani al suo interno siano affidati ad associazioni e successivamente a famiglie”, continua la nota degli animalisti.
“Abbiamo cominciato questa lotta contro Green Hill in nome dei cani al suo interno, e riteniamo un dovere morale portarla avanti proprio chiedendo la loro liberazione immediata. Per questo motivo sabato 28 aprile, in occasione della giornata mondiale per gli animali nei laboratori”, viene spiegato dagli attivisti, “scenderemo in migliaia per le strade di Montichiari, per dare la speranza ai 2500 cani prigionieri dentro Green Hill di poter passare il resto delle loro vite in famiglie accoglienti e non su tavoli di laboratori”.

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