Kollettivo perquisito: “Azione politica”

Chiedono l’annullamento del decreto e la restituzione di computer e cellulari sequestrati, le persone, tra cui molti minorenni, coinvolte nei controlli dalla questura.

(p.f.) Chiedono l’annullamento del decreto di perquisizione e la restituzione di computer e cellulari sequestrati, le persone, tra cui molti minorenni del Kollettivo Studenti in Lotta, che sono state perquisite lo scorso 4 gennaio dalla questura.
“I soggetti in questione sono tra i fomentatori dei disordini che si stanno verificando a Brescia, anche con riferimento alla nota vicenda dello sfratto del Magazzino 47, e sono da ritenere socialmente pericolosi e quindi vi è fondato motivo di ritenere che possano occultare armi da utilizzare nelle manifestazioni che si prevedono anche in merito alla contestazione alla manovra economica”, è quanto si legge nel decreto di perquisizione, che autorizza tra l’altro “la forzatura di porte, finestre, cassetti, casseforti e di ogni altra barriera”.
Secondo i diretti interessati, tuttavia, il provvedimento è da leggere esclusivamente in chiave politica. “Grazie all’intesa con Prefettura e amministrazione”, ha spiegato Sauro Di Giovambattista, di Sinistra Critica, uno dei perquisiti, “ad ogni manifestazione seguono ormai centinaia di denunce, anche relative a cortei che si sono svolti serenamente, come quello dell’8 ottobre all’Ubi Banca”.
Se le denunce contro i manifestanti sono atti intimidatori, la perquisizione è stato un salto di qualità. “Ridicole le motivazioni”, continua Di Giovambattista, “ci avrebbero perquisito per cercare delle armi: ma cosa c’entrano i computer con le armi? E’ gravissimo che si facciano passare manifestazioni pubbliche, pacifiche, fatte a viso scoperto, per manifestazioni armate contro il governo. Qualcuno vuole evocare il terrorismo”.
Giuseppe Borra, del Magazzo 47, sottolinea che le perquisizioni si inseriscono in un clima politico di tensione. “La situazione a livello nazionale si caratterizza per una sospensione dei diritti e del welfare, da parte di chi vuole imporre le regole del neoliberismo. Le perquisizioni si inseriscono in questo clima politico, che vorrebbe ridurre al silenzio le forze di opposizione”.
I ragazzi puntano anche il dito contro il personale della questura. “Ci sono elementi della questura”, continua Borra, “che hanno creato tensione, alzando le mani e le voci anche su minorenni in occasione dei cortei”. Ora, attraverso i loro avvocati, i perquisiti hanno richiesto l’annullamento del decreto e la restituzione di computer, chiavi Usb e videocamere.
Da Bruno, referente del Kollettivo Studenti in Lotta, arriva l’assicurazione che le perquisizioni non fermeranno il movimento. “Non subiremo le intimidazioni né la volontà di reprimere il dissenso di chi vuole sottostare alle imposizioni economiche calate dall’alto. E’ evidente la volontà di farci paura: cercavano le armi, sapendo che non le avrebbero trovate. Continueremo a scendere in piazza, per dire che non dovremo essere noi a pagare la crisi”.
In programma ci sono infatti diverse manifestazioni anti-manovra. “Combatteremo sui contenuti, non ci faremo fuorviare cadendo nella trappola dei giochi sporchi, come vorrebbero le autorità”, ha concluso Di Giovanbattista.

 

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