Desenzano, incidente mortale in A4: a processo l’autista del carro attrezzi

Concluse le indagini sul drammatico sinistro avvenuto il 7 settembre 2021 in cui morì il 36enne camionista Adrian Chitoroaga. Alla sbarra per omicidio stradale un 48enne di Desenzano che guidava il carro attrezzi che tamponò il mezzo pesante.

Desenzano del Garda. Non ha avuto alcuna colpa Adrian Chitoroaga, il 36enne di origine moldava ma residente da tempo a Vigodarzere, in provincia di Padova, rimasto vittima di un tragico tamponamento tra mezzi pesanti un anno fa in autostrada a Desenzano (Brescia): il camionista era finito contro l’autoarticolato che precedeva il suo autocarro, ma dopo essere stato a sua volta tamponato per ben due volte da un carro attrezzi sopraggiunto alle sue spalle e per il cui conducente adesso è stato richiesto il processo.

incidente mortale A4 desenzano

A conclusione delle indagini preliminari sul sinistro, che ha anche bloccato per ore la circolazione, il Pubblico Ministero della Procura di Brescia, Elisabetta Carrea, ha chiesto il rinvio a giudizio per M. U., 48 anni, di Desenzano, per il reato di omicidio stradale e il Gip del Tribunale bresciano, Francesca Grassani, riscontrando l’istanza, ha fissato per il primo dicembre l’udienza preliminare di un processo da cui la moglie, i due figli, un bambino e una bambina di appena dieci e nove anni, i genitori e il fratello di Chitoroaga, si aspettano giustizia.
A dare notizia dell’avvio del procedimento penale a carico dell’autista del carro attrezzi, è Studio3A, che assiste la famiglia del 36enne moldavo.

Il dramma si è consumato martedì 7 settembre 2021, alle 17,15, sull’Autostrada A4 nel tratto Brescia-Padova in corsia est, direzione Venezia, tra i caselli di Desenzano e Sirmione: Chitoroaga, che lavorava come autista per una lavanderia industriale del Padovano, stava eseguendo delle consegne e si trovava su un Renault Trucks di proprietà dell’azienda quando, all’altezza del km 247+600, nel territorio comunale di Desenzano, il suo veicolo è rimasto di fatto schiacciato tra l’autoarticolato che lo precedeva, condotto da E. B., 53 anni, di Latronico (Potenza), rimasto illeso, e l’autocarro adibito a carro attrezzi che lo seguiva, e che trasportava sul pianale una Bmw, condotto, appunto, dal 48enne finito alla sbarra, il quale se l’è cavata con una prognosi di 15 giorni.

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Inizialmente, secondo la ricostruzione della Polstrada di Verona Sud intervenuta per i rilievi, sembrava che il trentaseienne avesse prima tamponato il mezzo che aveva davanti a sé e poi fosse stato a sua volta tamponato dal quello sopraggiunto alle sue spalle, il conducente dell’autoarticolato aveva infatti chiaramente riferito di due colpi ravvicinati, ma in realtà non è andata così; la consulenza tecnica ha consentito di appurare come i due urti siano stati entrambi prodotti dal carro attrezzi e come tanto l’autoarticolato quanto l’autocarro della vittima fossero fermi in quel momento per via di rallentamenti al traffico: entrambi i conducenti avevano correttamente decelerato e si erano arrestati accodandosi ai veicoli che li precedevano.

Pur essendoci condizioni ideali per guidare, fondo stradale asciutto, cielo sereno, visibilità buona, e il tratto autostradale fosse rettilineo e pianeggiante, invece, il 48enne di Desenzano, «marciando in prima corsia a una velocità di 90 km/h, non si avvedeva tempestivamente della presenza avanti a sé di due veicoli fermi o in fase di arresto», scrive il Pm nella sua richiesta di rinvio a giudizio. Nonostante la manovra di emergenza dell’indagato, che ha sterzato a sinistra e troppo tardivamente frenato, «egli collideva violentemente, ad una velocità di circa 72 km/h, per due volte con la parte anteriore centro destra del suo Iveco contro il Renault della vittima» prosegue il Sostituto procuratore.

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Il giovane camionista non è deceduto sul colpo, ma è spirato poco dopo per shock emorragico e per lo schiacciamento, come ha appurato l’autopsia affidata dal magistrato al medico legale del Civile di Brescia.
Il Pubblico Ministero imputa dunque al 48enne di aver causato la morte di Chitorioaga per colpa «consistita in negligenza, imperizia, imprudenza e colpa specifica consistita nella violazione degli art. 140 e 141 commi 1 e 2 del Codice della Strada, in quanto teneva una condotta imprudente e tale da costituire pericolo per la circolazione, in spregio alla salvaguardia della sicurezza stradale e comunque finalizzata ad evitare ogni pericolo per le persone e le cose, consistita nella mancata attenzione e/o tardiva reazione al pericolo cagionato dalla presenza, in stato di quiete/fermi o in fase di arresto, avanti a sé dell’autocarro Renault e dall’autoarticolato, così non riuscendo a conservare il controllo del proprio mezzo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità».

 

 

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