Morte Ghirardini: archiviata la posizione dei fratelli Bozzoli

Il giudice Elena Stefana ha respinto la seconda richiesta di opposizione all'archiviazione del caso. Giacomo e Alex Bozzoli erano accusati di istigazione al suicidio.

Brescia. Archiviata la posizione dei fratelli Bozzoli, Giacomo e Alex, relativamente all’accusa di istigazione al suicidio nei confronti di Giuseppe Ghirardini, l’operaio della fonderia Bozzoli di Marcheno (Brescia), suicidatosi sei giorni dopo la scomparsa del suo titolare di lavoro, nonchè zio degli imputati, Mario Bozzoli.
Il giudice Elena Stefana ha respinto la seconda richiesta di opposizione all’archiviazione del caso, presentata dalle sorelle e dalla ex moglie dell’operaio, trovato morto con una capsula di cianuro nello stomaco alle case di Viso, nell’ottobre del 2015.
Per il giudice manca la prova del coinvolgimento di Giacomo e Alex Bozzoli nel gesto estremo di Ghirardini. E non è previsto un ulteriore supplemento di indagine.

Ghirardini venne trovato senza vita sei giorni dopo la sparizione di Mario Bozzoli, ucciso dal veleno. Per la Procura si sarebbe tolto la vita per il grave turbamento causatogli dalla scomparsa del suo titolare di lavoro, a cui lo legava un’amicizia che risaliva all’infanzia. Per i familiari dell’operaio, invece, l’uomo si sarebbe ucciso perchè spinto a farlo dai fratelli Bozzoli, in quanto probabile testimone dell’omicidio dell’imprenditore. Per il Gip non è così, Ghirardini si è suicidato in piena autonomia, senza essere indotto a farlo. E ripartirà anche da questo punto fermo il processo che vede, come unico imputato alla sbarra per la morte di Mario Bozzoli, il nipote Giacomo. 

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