Farmaci letali, Mosca: “Chiunque poteva somministrarli”

L'ex primario a Montichiari ha risposto alle domande della Procura, delle parti civili e della difesa, rigettando l'accusa di avere deliberatamente somministrato farmaci letali a tre pazienti affetti da Covid.

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(red.) Accusato di omicidio volontario per la morte di tre pazienti anziani, deceduti dopo il ricovero in pronto soccorso all’ospedale di Montichiari (Brescia), di cui, all’epoca dei fatti, il 2020, era il primario facente funzione, Carlo Mosca, nell’udienza davanti alla Corte d’Assise di Brescia, ha risposto per cinque ore alle domande della Procura e a quelle dei suoi legali e degli avvocati di parte civile.

Il medico è accusato di avere deliberatamente inoculato alcuni farmaci, il Propofol e la Succinilcolina atre anziani malati di Covid, cagionandone il decesso. Lo scopo? Secondo l’accusa quello di “liberare” posti letto in un momento in cui la pandemia era all’apice, con decine e decine di persone malate ricoverate e la struttura ospedaliera messa a dura prova dall’emergenza.
I due medicinali, infatti, se somministrati senza che si proceda, nei minuti successivi, all’intubazione del paziente, ne provocano la morte.
Ma il medico cremonese, 49 anni, ha rigettato le accuse, difendendosi con l’affermazione che i farmaci potrebbero essere stati iniettati a sua insaputa, ipotizzando che ci fosse «qualcuno a cui non stavo simpatico».
Dall’esame autoptico, nel corpo di una delle persone decedute, Angelo Paletti, 79enne di Calvisano, sono state rinvenute tracce di Propofol. Presenza che Mosca non sa spiegarsi dato che lui stesso non lo ha somministrato, affermando che chiunque avrebbe potuto farlo e aggiungendo che «in quei giorni c’era malcontento in reparto».

Arresto primario pronto soccorso di Montichiari segnalazioni di altre famiglie

L’ex primario, ai domiciliari da gennaio del 2021, ha anche sottolineato che «nessun paziente veniva abbandonato al suo destino».
Ha spiegato che Natale Bassi, 61enne di Ghedi, «non poteva essere intubato, allora sono stati provati vari tentativi». E sul punto della ricostruzione in cui Mosca invitò gli altri operatori sanitari ad uscire dalla stanza, rimanendo solo con il paziente, la spiegazione fornita è stata che «non avevano una protezione adeguata».
A Bassi venne somministrata della morfina, in attesa di decidere se procedere con l’intubazione. Mosca ha ammesso di avere fatto richiesta dei farmaci, ma di avere poi sospeso l’intervento farmacologico, «perchè il paziente era lì dalla notte prima».
E sulle fialette dei farmaci incriminati fotografati da un infermiere e diventati prova nel processo in corso, Mosca ha risposto che sono «collocate in modo da essere perfettamente fotografate», ipotizzando che si tratti di una «prova costruita».
L’udienza è stata aggiornata al 14 aprile.

 

 

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