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Finto sequestro in Turchia, Sandrini e altri otto alla sbarra

Il 36enne alla sbarra per "simulazione di reato e concorso in tentata truffa" con otto presunti complici. Sandrini avrebbe architettato il proprio sequestro in Turchia (poi diventato vero) nel 2017.

(red.) Rinvio a  giudizio per nove persone, tra cui il bresciano Alessandro Sandrini, accusate di “simulazione di reato e concorso in tentata truffa”.
Per il tribunale di Roma, l’imprenditore 36enne di Folzano, insieme con otto complici, avrebbe finto un sequestro ad opera di terroristi siriani per intascare il riscatto da un milione di euro pagato dalla Farnesina.
L’uomo venne poi realmente rapito nel 2016, tenuto sequestrato per tre anni in Turchia, ad opera delle bande armate della zona, e poi liberato.
L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 16 febbraio.
Insieme con Sandrini sono chiamati alla sbarra otto persone ritenute i componenti della banda che avrebbe organizzato il finto sequestro: tra queste anche un altro bresciano, Alberto Zanini, 55enne di Collio, già in carcere a Ferrara e considerato dagli inquirenti  uno dei “registi” dell’operazione fittizia di Sandrini e di quella di Sergio Zanotti, originario di Marone, di cui si erano perse le tracce in  Turchia nel maggio del 2016 e poi liberato in Siria tre anni dopo.
Zanini deve rispondere (oltre alle imputazioni di tentato sequestro di persona e sequestro di persona) anche dell’accusa di avere organizzato un altro finto sequestro: la “vittima” avrebbe dovuto essere un imprenditore di Rezzato, il quale, però, si sarebbe ritirato all’ultimo momento dal progetto, quando già si trovava in aeroporto, con in mano un biglietto aereo per il Medioriente.

Imputati per i medesimi episodi due albanesi di casa nel bresciano: Fredi Frrokaj (residente a Flero e in carcere a Sassari) e Olsi Mitra, di Gussago e attualmente detenuto ad Alessandria.
Chiesto anche il rinvio a giudizio per altre cinque persone: Flamur Mema, albanese classe 1979 ( irreperibile), il marocchino Abdelaziz El Moumen, classe 1978, attualmente irreperibile,  il 50enne egiziano Ibrahim Ashem Mohamed Hashad, il 73enne siriano (irreperibile) Mohamed Nabil Al Hashimi e il cinquantenne Carlo Caraffa, originario della Sicilia e residente in Germania. Tutti sono chiamati a rispondere di sequestro di persona e tentato sequestro di persona.

Secondo l’accusa, il fatto che nell’ottobre del 2016 Sandrini avesse accettato di partire per la Turchia al posto di un altro imprenditore di Rezzato che all’ultimo momento aveva rinunciato, avrebbe portato al bresciano, in quel periodo in difficoltà economiche, fino a 10 mila euro prima del viaggio. E altri soldi alla fidanzata nei primi sei mesi del sequestro avendo contatto, secondo gli inquirenti, con due degli arrestati. Ma in seguito era arrivato il vero sequestro da parte del gruppo legati alla jihad.
L’altro imprenditore bresciano, Sergio Zanotti, sarebbero stato indotto ad andare in Turchia per comprare denari iracheni fuori corso, da rivendere poi sul mercato. La sua vicenda è simile a quella di Sandrini e anche nel suo caso la figlia e la seconda moglie avrebbero percepito il denaro di fronte al finto sequestro, poi diventato vero.

alessandro sandrini

Nel 2017 Sandrini sparì al confine tra Siria e Turchia. Aveva lasciato, l’anno prima, la provincia di Brescia per una presunta vacanza. Dopo un lungo periodo di silenzio, apparve in video nel luglio del 2018: indossava una tuta arancione e di fronte aveva due uomini armati e mascherati. Chiedeva di essere aiutato e spiegava che, se non avessero pagato il riscatto, lo avrebbero ucciso. Ad annunciare il suo rilascio fu l’ex premier Giuseppe Conte, a seguito di «un’articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall’intelligence italiana».
Sandrini, quindi, secondo la ricostruzione della vicenda, sarebbe stato inizialmente d’accordo con il finto sequestro, ma, una volta giunto sul posto, sarebbe stato ceduto al gruppo terrorista Hay’at Tahrir a-Sham, legato ad Al Qaeda.
L’umo si è sempre difeso affermando di non avere intascato alcunchè e di essere stato realmente vittima di un rapimento ad opera del gruppo terroristico.

 

 

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