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Strage Piazza Loggia, “Tramonte è innocente”, caso riaperto

Baldassarre Lauria, legale della "fonte Tritone", ha presentato istanza di revisione della condanna all'ergastolo. Tramonte di nuovo in aula a Brescia il prossimo 15 marzo.

(red.) Maurizio Tramonte torna in aula per la strage di Piazza della Loggia, avvenuta il 28 maggio 1974 a Brescia.
Il 15 marzo è stata fissata, come riferisce Il Giorno, la prima udienza del giudizio di revisione della condanna all’ergastolo per la bomba che causò otto morti e oltre 100 feriti.
Tramonte, la cosiddetta ‘Fonte Tritone’, ex infiltrato del Sid, appartenente a Ordine nuovo e alla destra eversiva, è già stato condannato all’ergastolo e dal 2017 si trova in carcere a Fossombrone. Le istanze presentate dal suo legale, Baldassarre Lauria, sono state accolte dalla Corte d’appello: spetta ora alla seconda sezione valutarle.

Lauria parla di ” clamoroso errore giudiziario”, uno sbaglio che sarebbe in grado di documentare con prove inedite. La tesi innocentista è contenuta in 50 pagine e duemila allegati, in cui l’avvocato palermitano smonta punto per punto la condanna emessa dalla Corte d’appello bis di Milano, che condannò Tramonte al carcere a vita insieme con il medico veneziano Carlo Maria Maggi, deceduto mentre scontava i domiciliari.
Il legale ha presentato alcuni elementi fotografici e documentali che smentirebbero la presenza della “fonte Tritone” in Piazza Loggia il giorno della strage. A partire da una fotografia in cui viene ritratto un giovane identificato come Tramonte. Per Lauria quel ragazzo non è il suo assistito come dimostrerebbero le immagini scattate alle nozze di Tramonte e altre che ritraggono l’uomo con barba lunga ed incolta, diversamente dal ragazzo immortalato nell’altra immagine.

Tramonte non si sarebbe poi recato alla riunione “preparatoria” dell’attentato con la moto Ducati di cui hanno parlato alcuni testimoni, poichè la due ruote venne immatricolata solo il mese successivo alla strage.
E, in ultimo, il fatto che Tramonte, il 28 maggio, fosse a lavorare in una ditta del Padovano, e che la sua presenza (sebbene l’uomo non avesse regolare contratto) sia stata confermata dai colleghi.

 

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