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Delitto Borin, sentenza rinviata: richiesta nuova perizia

Disposti ulteriori accertamenti su orario e modalità dell'omicidio della 86enne, uccisa il 1 marzo del 2019 nella sua casa di Urago Mella. Alla sbarra per la morte dell'anziana vedova un unico imputato: Salvatore Spina, badante della donna.

(red.) Lunedì 17 gennaio era attesa la sentenza sull’ omicidio di Diva Borin, l’86enne di Urago Mella (Brescia) trovata morta strangolata nella sua abitazione il 1° marzo del 2019 e per il cui decesso è imputato Salvatore Spina, 40enne di origini siciliane che svolgeva il  ruolo di tuttofare per l’anziana vedova.
Invece il giudice dell’udienza preliminare Andrea Gaboardi, dopo tre ore di camera di consiglio, ha disposto una nuova perizia per accertare sia l’orario sia le modalità con cui l’ottuagenaria è morta.
L’udienza è stata aggiornata al 31 gennaio con l’affidamento della perizia al medico legale che dovrà aiutare a fare luce sulla complessa vicenda giudiziaria, poichè sussistono, secondo il Gip «significative divergenze sul tema dell’epoca della morte e della dinamica nell’azione omicidiaria».

Per il pm, che ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione per Spina, l’uomo avrebbe strangolato l’anziana da dietro, utilizzando un foulard della donna e poi adagiandola su un divano, non prima di averle sottratto il cellulare che l’anziana teneva sempre con sè. La morte, secondo la perizia, sarebbe avvenuta tra le 22 di quella notte e le prime ore del mattino successivo, per la frattura del rachide cervicale.

Il movente? Economico: Diva Borin, nel suo testamento avrebbe lasciato in eredità al badante metà della sua abitazione e 60 mila euro. Il lascito poi sarebbe stato modificato più volte dalla donna che, nel frattempo, secondo quanto ricostruito dall’accusa, si sarebbe avvalsa di un altro aiuto domestico.
Spina, quindi, temendo di perdere l’eredità a lui assegnata, avrebbe ucciso l’anziana prima che potesse ancora modificare le disposizioni testamentarie.
Il 40enne, unico imputato per la morte della 86enne, dopo la chiusura delle indagini, ha poi rinunciato all’eredità che è così passata ad un nipote della donna.
Per la difesa di Spina l’uomo sarebbe stato a chilometri di distanza mentre la Borin veniva uccisa e non avrebbe avuto “bisogno” di intascare l’eredità della donna.

 

 

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