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Processo Bozzoli, in aula il fratello e la ex di Giacomo

Chiamati a testimoniare sulla morte di Mario, titolare della fonderia di famiglia a Marcheno, misteriosamente scomparso nell'ottobre 2015 e per la cui morte è alla sbarra il nipote Giacomo.

(red.) Nuova tappa nel processo Bozzoli, che si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise di Brescia e dove unico imputato per l’omicidio di Mario, contitolare della fonderia di Marcheno, scomparso misteriosamente la notte dell’8 ottobre 2015, è il nipote Giacomo Bozzoli, accusato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere dello zio.

Sul banco dei testimoni, nell’udienza che ha preso il via mercoledì mattina, la ex fidanzata di Giacomo, Jessica Gambarini e il fratello dell’imputato, Alex.
Jessica è la grande accusatrice di Giacomo: aveva infatti raccontato che l’ex le avrebbe illustrato un piano dettagliato per uccidere lo zio, con il quale pare ci fossero dissapori. Sarà sentito anche Alex Bozzoli, fratello dell’imputato, inizialmente finito nel registro degli indagati per la morte di Mario e la cui posizione è stata successivamente archiviata.

Il processo per la morte di Mario Bozzoli
è iniziato il 14 gennaio 2021 e potrebbe concludersi entro questo dicembre.
Duecento, complessivamente, i testimoni chiamati a deporre in aula, circa la metà dei quali in comune alla accusa e alla difesa.
Nell’ultima udienza, il 12 ottobre, è stata ascoltata la testimonianza di Aboagye Akwasi soprannominato Abu, uno degli operai della fonderia che era presente in fabbrica la sera della scomparsa di Mario Bozzoli. L’addetto ha dichiarato che l’ultima volta che ha visto il contitolare “erano le 19.30”,  una sicurezza che gli deriverebbe dal fatto che aveva “l’orologio sulla ruspa che guidavo in quel momento e anche il cellulare che ho sempre con me”.

Secondo gli inquirenti, Mario Bozzoli sarebbe stato ucciso tra le 19.13 e le 19.24, mentre il testimone sposta le lancette dell’orologio in avanti, in contrapposizione anche con quanto dichiarato dall’ex comandante dei Ros di Brescia Amleto Comincini, secondo cui la finestra temporale del presunto omicidio è tra le 19.13 e le 19.24 , ovvero tra l’ultima telefonata di Bozzoli alla moglie (19.13) e la chiamata che Giacomo Bozzoli fa alla compagna, alle 19,25. L’imputato avrebbe poi preso l’auto alle 19,33, facendo rientro dieci minuti dopo e uscendo nuovamente alle 19,55. Gli orari delle telecamere erano avanti di 7 minuti, mentre la timbratrice degli operai era indietro di 5.

Una testimonianza che in qualche modo mette in crisi il castello accusatorio della Procura nei confronti di Giacomo Bozzoli, accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e distruzione di cadavere. Accuse respinte dal padre Adelio, fratello dello scomparso Mario, che, in aula nella precedente seduta, ha negato vi fossero disaccordi tra il figlio e suo fratello, quei presunti “dissidi familiari” che hanno portato la cognata (moglie di Mario) a puntare il dito sul nipote.

 

 

 

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